CHI SIAMO
CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO E SOPRATTUTTO... PERCHE'?

CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO E SOPRATTUTTO… PERCHE’?Queste sono le domande che l’essere umano si è posto dal momento in cui in lui è apparso il primo flebile barlume di intelligenza, ma alle quali ancora non è riuscito a darsi una risposta. O meglio, forse se ne è date fin troppe, lasciando che il bisogno, la paura e la fantasia cavalcassero liberamente dando vita ad un universo di credi, fedi, religioni e tesi che si assomigliano, si contrastano, si copiano le une con le altre, asserendo, ognuna nella maniera più assoluta, la propria unica, sola e vera originalità.Non possiamo immaginarci cosa può aver provato quell’insicuro e semplice essere, nel rendersi conto di aver formulato per la prima volta un pensiero nel suo piccolo cervello, se avesse saputo cosa vuol dire si sarebbe sentito emozionato, forse avrebbe pianto di gioia gridando sì, probabilmente invece non se ne è neppure accorto, ma nella sua preistorica solitudine o nelle primordiali rozze aggregazioni sociali, prima ancora di essere capace di pronunciare il nome di una qualsiasi divinità, aveva già qualcuno o meglio qualcosa da adorare. Il sole, la luna, i fulmini del cielo, l’acqua, la natura, il ciclo del tempo in tutte le sue varie combinazioni. Tutto ciò che era incontrollabile, ed allora poco o niente poteva essere controllato e compreso, diveniva a sua volta controllore e per questo doveva essere onorato, adorato, idolatrato e a lui o lei, dovevano essere inviati i segnali della più umile sottomissione per mezzo di preghiere, cerimonie e sacrifici di ogni tipo, anche umani, a conferma della più assoluta devozione, al solo ed unico fine di rassicurare l’idolo del rispetto a lui dovuto.Riconoscere la divinità nell’ignoto, nell’incomprensibile e nell’aleatorio ha portato alla formazione di un immediato timore nei confronti del dio, identificato con tutte le sventure possibili e immaginabili. Il sole e la sua luce, il cui enigma è stato risolto soltanto poco più di seicento anni fa, sono stati sicuramente la prima incognita contro cui l’uomo si è imbattuto. Il mistero della quotidiana scomparsa di questa meravigliosa fonte di calore e di luce deve aver oltremodo preoccupato i primi abitanti della terra, occorreva assicurarsi che ogni mattina il sole tornasse dal luogo dove era andato a nascondersi o dove era stato nascosto da qualche malefico dio. Nasce quindi il primo altare su cui vengono sacrificate le offerte e innalzate le preghiere verso il sole stesso, adorato e ringraziato affinché torni o verso il perfido dio che se ne è impossessato perché lo restituisca. È la paura quindi il primo motore che porta l’uomo alla preghiera e da allora niente è sostanzialmente cambiato. Dopo il sole è il turno della pioggia, del mare, del fuoco, del vento e via via di ogni fattore naturale che possa contrastare o favorire la vita umana e per circa diecimila anni si è continuato ad adorare gli stessi elementi, singolarmente o in gruppo, dando loro nuove e varie forme, riconoscendoli nei frutti della terra, personificandoli a propria immagine e somiglianza, trasfigurandoli in animali e in esseri eterei o mostruosi.La divinità viene immediatamente identificata come la sola ed unica depositaria delle risposte, anzi di più è l’artefice di tutto quanto ha provocato l’insorgere delle domande. L’esistenza della terra, del cielo, del sole, della notte sono talmente inspiegabili che possono essere state create soltanto da un essere sovrumano, con poteri e possibilità infinite e inesauribili. È da lui che viene la pioggia, è lui che fa alzare il sole al mattino, è il suo potere a far crescere le piante e nascere la selvaggina. È al dio che deve essere espressa gratitudine per tutto quanto si trova nel mondo è grazie a lui, o lei, che l’umanità riesce a sopravvivere e allora le domande vengono accantonate. Solo la sopravvivenza diventa essenziale e per protrarla nel tempo è necessario avere comportamenti consoni a quanto più adatto al dio, presentare le offerte opportune nelle giuste quantità e qualità, conquistarsi il suo favore per ottenere e detenere il potere su tutti gli altri. Il più forte, il più astuto, il più fiero diventa il padrone assoluto della vita di tutti, l’incarnazione in terra dello stesso dio. Il figlio del dio. Il rappresentante del suo volere e del suo potere. E la fede da subito comincia ad intrecciarsi con i giochi politici, con l’inganno, con l’omicidio e con l’eccidio e chi la fa da padrona è l’ignoranza delle grandi masse, dei deboli, dei semplici, degli umili, che non hanno altra alternativa per sopravvivere che credere, credere nel potere. L’unica via per la loro di sopravvivenza, in una società che si fa sempre più forte davanti al singolo e dalla quale non c’è via di scampo. Più che una fede una vera è propria truffa, nei propri confronti per l’illusione che si insinua in loro stessi e soprattutto nei confronti di Dio il quale viene sistematicamente raggirato da riti meccanici privi di ogni reale sentimento di appartenenza a Dio.La truffa dei nostri avi, che si è perpetrata nei secoli fino ai nostri giorni, nasce dalla mancanza di fede reale ovvero, soprattutto nei primi credi ma ancora oggi in tutti noi, di una reale sentita ed intima comunione con Dio. Le offerte, le preghiere, i sacrifici erano merce di scambio offerta solo ed unicamente per ottenere qualcosa in contropartita; una buona caccia, un buon raccolto, una moglie, un figlio e ancora oggi un lavoro, una vincita, la sicurezza di una vita beata dopo la morte terrena. Anche nelle fedi più profonde è alto il rischio che la devozione nasconda un secondo fine, spesso sconosciuto perfino allo stesso devoto nel quale si instaura una dipendenza così sottile da non essere percepita ma che lo porta ad un comportamento abitudinario privo di ogni reale legame con la divinità, qualsiasi essa sia. A meno che la fede stessa non sia proprio quel secondo fine, o meglio l’ammissione della nostra impotenza di fronte ad un ostacolo da superare o un obiettivo da raggiungere allora non rimane che cercare di convincerci che operando in un determinato modo qualcuno con immense facoltà possa farci raggiungere ciò che a noi pare inusitatamente lontano e irraggiungibile. Un credo quindi privo di ogni promessa escatologica e di qualsiasi possibilità di intervento attivo e diretto dello stesso credente se non l’offerta e il sacrificio. La truffa.Ma nonostante quanto i potenti possano fare per distruggere la speranza della fede, nell’intimità di ogni uomo si è ormai acceso un piccolo lume inestinguibile ed al ritorno dalle guerre combattute per la gloria altrui, dal coltivare campi che appartengono ad altri, dal governare navi che trasportano le merci dei potenti, dal partecipare ai riti pubblici, resta sempre il tempo, un momento, un attimo, un istante di speranza propria, di preghiera personale, di fede in sé stesso. Pace, tranquillità, serenità, gioia, felicità cercate e trovate in un tozzo di pane, in un abbraccio, in un oggetto a lungo desiderato per le quali si prega, si offre, si sacrifica in modo autonomo e privato.È in questo frangente che finalmente si entra realmente in contatto con il dio, con Dio, chiunque esso sia. Le domande vengono accantonate ma solo per bisogno, le necessità e le urgenze del quotidiano sono troppo pressanti per poter farsi carico di incognite così smisurate. Chi siamo, da dove veniamo e perché non è poi così rilevante, l’importante è riuscire a continuare a vivere, incerto è cosa accadrà dopo la morte, dove andiamo, allora non rimane altro che cominciare a pregare anche per questo, per rassicurarsi e per assicurarsi un posto accanto a Dio.È in questo modo che le fedi si evolvono piano piano in religioni, le piccole intime società sviluppano il loro credo, lo ampliano, lo diffondono casa per casa fino a che una forte personalità non se ne impossessa e con il proprio carisma coinvolge le masse, le convince, le esorta ad attenersi a nuove regole, a nuovi riti, a nuove preghiere. La comunità si ingrandisce e rafforza la propria identità, si afferma, prende il potere, rovescia i governi, invade i paesi vicini, distrugge i segni delle religioni che la hanno preceduta ed innalza nuovi templi sopra le vestigia di quelli passati. Lo scettro del comando passa definitivamente di mano, la religione diventa di stato, diviene impositiva, oppressiva, autoritaria.Ma nell’intimità di ogni uomo rimane ancora acceso quel piccolo lume inestinguibile, così al ritorno dalle guerre combattute in nome del dio, dal coltivare campi che appartengono agli alti ceti religiosi, dal governare navi che trasportano merci per i potenti, dal partecipare a riti pubblici ormai per lui privi di significato, resta sempre un briciolo di tempo, un momento, un attimo, un istante di stima propria, di preghiera rivolta a se e ai propri cari, di fede in se stesso e in quel Dio che tanto aveva promesso ma che alla fine è stato travisato per l’ennesima volta. Pace, tranquillità, serenità, gioia, felicità, a volte pretese, cercate e trovate in un tozzo di pane e un po’ di companatico, in un abbraccio che evochi sentimenti, in un oggetto a volte anche inutile a lungo desiderato per il quali si prega, si offre, si sacrifica in modo autonomo e privato.Ricomincia un nuovo ciclo, con aspettative sempre più concrete volte al raggiungimento di un fine comune, al compimento di un ideale, ad una liberazione sociale dalle inutili angherie, dai soprusi e dagli sfruttamenti perpetrati dalle autorità vigenti. La cultura si espande, nuovi mezzi di comunicazione sono alla portata dell’intera umanità. Si scrive, si legge, si proclama, si compiono lunghissimi viaggi per portare ai paesi lontani le nuove verità, si promette la salvezza in questa o nella prossima vita, addirittura in entrambe, dando o prendendo, salvando o sterminando, pregando in silenzio o gridando il proprio credo. Le religioni si rafforzano, hanno ormai basi molto solide, non è più sufficiente vincere una battaglia per dimenticare i vecchi idoli, non basta più nemmeno una guerra per cancellare dai muri le tracce delle divinità avverse. I potenti del mondo continuano a scagliarsi gli uni contro gli altri in nome del proprio dio e la povera gente continua soltanto a chiedere di sopravvivere.Finiscono i figli di dio in terra, finiscono gli idoli, nel mondo si contano centinaia di fedi religioni e credi che ormai hanno radicato in maniera inestricabile nelle culture dei paesi che le officiano ma le guerre continuano, per il dio onorato o per i nuovi e più consolidati e meno mascherati nuovi dei, finalmente usciti allo scoperto privi del loro paravento religioso: potere, denaro, gloria e ricchezza. I soliti pochi e ogni tanto nuovi pochi che passano come meteore o che si affermano e guadagnano il loro posto nel pantheon della ribalta mondiale, riescono a governare l’intero pianeta, scontrandosi da lontano, su territori altrui, lasciando che a sacrificarsi e a morire siano quelli che nella loro piccola intimità pregano il loro Dio privato affinché tutto questo possa finire, non riuscendo a capire che essi stessi non ne sono le vittime ma la causa. Fino a che non riescono a capire di non esserne le vittime ma la stessa causa e allora invece che dare vita ad una nuova religione danno il via ad una nuova guerra, che raramente colpisce i vertici del comando ma di cui sempre e comunque ne fanno le spese gli stessi che l’hanno provocata, voluta, creduta per poi finire dopo poco nella morsa di uno nuovo dei soliti pochi e ricominciare tutto da capo.Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e soprattutto… perché? Queste sono le domande che nei secoli hanno affascinato l’uomo e le menti più alte sono riuscite se non ha dare una risposta per lo meno a porsi realmente la domanda, magari credendo di essere come Dio, magari credendo di essere superiori a Dio, o addirittura affermando l’inesistenza di Dio ma in ognuno di questi casi la meraviglia che li ha per un attimo discostati dalle aberrazioni che li circondavano era proprio la loro vicinanza a Dio. Le loro parole sono poi finite in nuovi rivoli di sangue poiché l’uomo è incapace di trattenersi dalla sua immensa cupidigia ma loro, loro hanno avuto la grande opportunità di pensarci, di elaborare tesi, di crederci, di credere in loro stessi quantunque sminuissero o negassero Dio. L’uomo non è fato per la filosofia, perché la filosofia rende inutili tutti quegli atti che si compiono ogni giorno, in quanto tutto può essere affermato ed esattamente il contrario di tutto può ottenere lo stesso medesimo esito, il risultato è che puoi fare o non fare tutto o niente e nulla in fondo cambierà davvero. L’uomo non è fatto per la fede perchè la fede rende inutile ogni atto che viene compiuto in quanto tutto ciò che non è fatto in nome di Dio è operato contro di Lui o contro il Suo volere. Qualunque cosa sia realizzata secondo le regole che noi stessi ci siamo dati ma che travisano quello che è il semplice trascorrere della natura è inutile e contro natura, quella natura che Dio ha creato. Ci arrabattiamo ogni giorno per migliorare questo mondo senza renderci conto che ogni nostra pur minima azione comporta una reazione di pari intensità ma contraria da parte della natura. Innalziamo mura che vengono abbattute dai terremoti, sterminiamo specie che mancheranno nella catena alimentare, ne salvaguardiamo altre che non vogliono più abitare questa terra, riscaldiamo il mondo che si rivolta contro di noi. Lottiamo ma la natura invece si adegua, la natura sa che non deve preservare niente perché ad ogni modifica ricrea un nuovo mondo mentre noi siamo solo e soltanto attaccati a questo. E allora preghiamo che tutto rimanga esattamente com’è perché è l’unica alternativa che crediamo di saper gestire mentre in realtà non siamo altro che parte di una risposta che non conosciamo e per paura abbiamo smesso di porci.Al contrario della truffa che porta solamente a credere di poter realizzare i nostri desideri senza amare Dio ma soltanto con uno scambio, la sentita devozione si manifesta con l’umiltà, con la preghiera, in una richiesta di aiuto, fino all’accettazione dell’impossibilità della cosa. La fede Cristiana insegna ad accettare serenamente il mancato raggiungimento di un obbiettivo o il non esaudirsi di una preghiera ringraziando comunque Dio per la prova a cui siamo stati sottoposti e invitando a continuare nella preghiera per riuscire a superare lo sconforto o il dolore che questo ci ha procurato ma in ogni caso accettandolo come volere divino pur all’apparenza inaccettabile, le cui motivazioni non è dato a noi conoscere al momento. La fede Buddista insegna che il non raggiungimento o ottenimento di ciò per cui si è tanto insistentemente pregato, significa che quello che stavamo chiedendo o cercando in realtà non avrebbe giovato alla nostra essenza, che ci avrebbe in qualche modo danneggiato o fuorviato dal percorso verso la santità. Insomma, ottenere quello che stavamo chiedendo sarebbe stato per noi in qualche modo negativo e il fatto di non averlo ricevuto è stato per noi un dono divino. Il confine però è sottile ed inutile, possiamo mentire agli altri, addirittura mentire a noi stessi ma la nostra sincerità non può non essere concreta davanti ad un dio. Dal Dio cristiano, fino agli dei degli aborigeni australiani qualunque sia il fondamento della fede, una prece o un sacrificio umano quand’anche davvero funzionassero da strumento di collegamento con gli dei, che significato religioso possono avere se vengono effettuati con la consapevolezza cinica dell’attesa di qualcosa in cambio. Se anche in principio si è agito con immensa fede, quanto poco tempo trascorre fino a far diventare il rito una meccanica ripetizione al solo fine di interesse?Ogni fede è nata grazie a qualcuno che realmente ha creduto in ciò che prendeva forma nella propria mente e le leggi e i riti che sono nati conseguentemente erano l’unico modo a lui stesso conosciuto per comunicare con l’entità superiore che immancabilmente doveva aver dato forma a tutto ciò che lo circondava. L’uomo si è da sempre sentito piccolo e impotente verso tutto quello che succedeva intorno, le piante che crescevano, le maree che salivano, il fuoco che ardeva, l’acqua che regalava la vita e il sole che ogni sera scompariva oltre l’orizzonte terrorizzandolo al solo pensare ad un suo non ritorno. Chi muoveva queste cose? Chi faceva piovere? Chi agitava il mare? Chi scatenava le belve affamate contro di lui e la sua inerme tribù? Ci doveva assolutamente essere qualcuno che permetteva tutto questo o addirittura qualcuno che faceva sì che tutto questo accadesse e ancora di più qualcuno che deliberatamente operava. Un essere sovrumano la cui potenza era inimmaginabile o un insieme di entità che congiuntamente o in lotta gli uni contro gli altro utilizzavano i loro poteri sulla natura creando e distruggendo, dando e privando, concedendo e rifiutando. All’uomo non rimaneva che avere paura.Ma non si può aver paura di Dio. Non si può pretendere che risolva i nostri problemi. Non si può chiederGli di soddisfare i nostri desideri. Di cancellare i nostri errori, di alleviare le nostre pene, di sollevarci dai nostri impegni, dai dolori, dai mali, dalla cattiveria. La preghiera è rivolta a Lui per noi stessi. Preghiamo per essere capaci di affrontare tutto questo, per cercare di riuscire ad essere capaci di amore, di Amore. Per essere capaci di lasciarci andare tra le sue braccia quando ci verrà incontro.In fondo tutte le religioni pregano lo stesso Dio.E forse per tanti questa stessa affermazione è un’eresia per ognuna delle religioni, fedi, filosofie, credi esistenti.Mamma, Mutter, mother, mama, maman. C’è forse differenza fra queste parole? C’è forse differenza fra quello che ognuna delle appartenenti a questi sostantivi possa fare? Che differenza ci può essere tra Tangaroa, Astarte, Zeus, Allah, Quetzalcoatl, Dio, Budda, Manitù, Atena, Ra? C’è forse differenza fra quello che ognuno degli appartenenti a questi sostantivi possa fare, se non i limiti che noi stesso abbiamo loro imposto? Non c’è alcuna differenza in ciò che è stato, è e sarà loro richiesto da ogni uomo, donna o bambino che abbia popolato questa terra o da qualunque essere senziente possa abitare l’universo. Siamo noi che abbiamo voluto vederli diversi per acuire la distinzione con gli altri ed aumentare le distanze che la nostra diffidenza ha inesorabilmente frapposto fra i popoli.Fino a che l’umanità non comincerà davvero a chiedersi chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e soprattutto… perché e non comprenderà di doverlo fare con un'unica sola voce, niente di ciò che crediamo possa essere la nostra vita o la vita dopo la nostra vita o lo scopo ultimo ma non ultimo e reale della nostra vita potrà mai essere.Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e soprattutto… perché?Ecco la risposta!