
LE RELIGIONI DELL’OCCIDENTE
LE RELIGIONI DELL’OCCIDENTE
Il fluire circolare delle migrazioni che arrivò a colonizzare l’intera Europa costringe una parte delle popolazioni nomadi a trasformarsi, ondata dopo ondata, da colonizzatori in colonizzati, cosicché, strato dopo strato, le evoluzioni e le speculazioni filosofiche sviluppatesi nel cuore dell’Asia si andarono depositando su civiltà già preparate ad accoglierne lo sviluppo e, in modo particolare nella rinascente Grecia, si espansero fino al punto di sovrastare la religione, relegandola al un ruolo magico degli oracoli e degli aruspicini e facendone strumento di potere e di unità nazionale.
La speculazione sopraffà la fede e la filosofia diviene il tema da affrontare e sviluppare mentre la religione viene relegata nei riti ufficiali e nei nazionalismi, che all’epoca potevano al massimo essere definiti cittadismi o regionalismi, insomma il culto di un deo o una dea individua l’appartenenza a una determinata filiazione politica e la fedeltà al potere di una Città Stato, innestando una lotta per l’accaparramento del deo più prestigioso quale protettore di una città piuttosto che un’altra. In tutto questo la filosofia dilaga nella sua prorompente e affascinante inutilità, “La filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale tutto rimane tale e quale” (cit. anonimo), ma non è altro che la diretta conseguenza delle speculazioni tanto care ai Veda, che arrivano da oriente, nate per evolvere un culto religioso diventano a loro volta un culto da evolvere fino a farne una setta misterica. Invece di contribuire a far crescere il pensiero cultuale, la filosofia si astrae dalla religione e da sé stessa fino a decretarsi in terza persona quando Socrate si guarda bene da lasciare testi scritti e il suo discepolo Platone invece ne lascia in abbondanza in cui afferma: “Socrate dice…”. La filosofia diviene il modo per poter dire tutto e il contrario di tutto, senza implicazioni religiose, senza ledere o confondersi con i culti, trattare di qualsiasi cosa sia talmente più grande di noi, insondabile e inconfutabile a tal punto da poterne parlare come se fosse tangibile, intanto a migliaia di chilometri, per gli Hindù quella stessa filosofia è una religione che con le stesse speculazioni, le Upanişad, cresce e si arricchisce di escatologia legata alle azioni, il Karman, e a un destino creato in vita mentre in occidente la filosofia cinica toglie ogni speranza confutandosi senza fine e senza votarsi all’umanità, per il puro piacere di affermare il proprio intelletto e la religione si impone con l’aleatorietà delle violente paturnie degli déi.
La necessità di caratterizzare e circoscrivere la propria comunità porta a individuare una divinità in cui ci si possa riconoscere e che abbia la sufficiente considerazione generale da contribuire a valorizzare la stessa comunità. La conseguenza di questo accaparramento è un politeismo estremo che possa soddisfare ogni richiesta e la proliferazione ipostatica di divinità da divinità attribuendo loro particolari caratteristiche che le distinguano dalla loro origine e ne aumentino la peculiarità, in questo modo la stessa divinità con diversi attributi diviene protettrice di un gran numero di comunità. Dagli déi omerici, chissà se inventati o individuati dal poeta, si moltiplicano esponenzialmente déi, dee e numi di ogni tipo, chissà se inventati o individuati da altri esimi poeti, fino ad arrivare con l’affermazione dell’Ellenismo, all’accoglienza di ogni nuova divinità conosciuta e poi con il periodo romano all’ampliamento infinito alla commistione religiosa. L’astuta politica di conquista di Roma non disdegnava di accogliere gli déi dei paesi conquistati ma soprattutto esportava i propri senza imporre il nuovo credo ma lasciando liberi gli indigeni di professare qualsivoglia culto. Fonti leggendarie affermano che sarebbe stata apprezzata una visita di Gesù a Roma ma che la richiesta sarebbe giunta dopo il terzo giorno, ben altra accoglienza avrebbero avuto i suoi seguaci Cristiani a causa della loro frenetica evangelizzazione capace di minare le basi dello stato, vista più come una forma di rivoluzione che un collante nazionalista, almeno fino a che un certo Costantino non comprende che per salvare l’unità dell’impero l’unica estrema soluzione è quella di elevare il Cristianesimo a Religione di Stato, senza ovviamente averla mai professata né professarla fino al penultimo respiro. Il Cristianesimo diviene incarnazione dell’Occidente ma l’impero durerà solo altri centocinquantun’anni.
Le religioni dell’occidente e chiaramente si parla di un’occidente che finisce alle Colonne d’Ercole, sono poetiche, narrative, coinvolgenti ma anche ciniche e crudeli. Le divinità diventano così umane da apparire chiaramente come entità con superpoteri che hanno la capacità di influire, influenzare e sconvolgere il mondo; mentre in oriente le speculazioni, con un lungo percorso, trasformano i Veda in una filosofia atea che sopporta la presenza marginale di queste entità sovrumane ma alla fine dopo migliaia di secoli mortali anch’essi, l’occidente si impone un manipolo di violenti e arpie che non ama ma che teme e di cui cerca invano di ingraziarsi i favori con doni mortali e non sovrannaturali, confermando che le divinità non sono creatrici e incondizionatamente amanti delle loro creature, anzi mai affermando che lo siano, ma l’idealizzazione dell’arroganza e della spregevolezza che ognuno di noi avrebbe se mai lo diventassimo. Forse è per questo che a livello popolare sarà così aperto alle religioni religiose; i gruppi di potere invece la religione non la praticheranno mai, come da sempre, ma la sfrutteranno sempre e comunque come leva di potere.

IL PANTHEON A ROMA
IL PANTHEON A ROMA