
BAUDDHA - SRI LANKA - IND0CINA
BAUDDHA
528 A.C. – …
SRĪ-LANKA
In Srī-Lanka il Bauddha, nella corrente Theravāda, arriva intorno al 250 durante il regno di Devānampiyatissa grazie all’iniziativa del re indiano Aśoka che invia immissari, per tutto il regno e oltre, a evangelizzare i propri sudditi e tutto il mondo Hindù, nell’isola di Ceylon invia il figlio, il monaco Mahinda. Per i singalesi, che ben accolgono la nuova filosofia, comincia però la lotta per la sua conservazione; circa cento anni dopo si verificano le prime ingerenze Tamil con l’invasione dell’isola, ingerenza che a tutt’oggi non è stata ancora risolta ed è fonte di scontri sanguinosi ed attentati, reintroducendo i riti Hindù Śivaiti e Viṣṇuiti avversati dalla popolazione indigena. Con la scomparsa del Bauddha dall’India, dal 1300 circa, insieme ai paesi dell’estremo oriente lo Srī-Lanka diviene depositario dell’originaria Dottrina di Siddhārta Gautama. Respinte le influenze Tamil comincia per l’isola un periodo di invasioni che mette a dura prova la fede ma che ogni volta ha visto rinascere il culto manifestando la profondità della fede e l’attaccamento alla filosofia. Nel 1505 arrivano i Portoghesi, che da bravi commercianti si accontentano di occupare le zone litoranee senza andarsi a cercare inutili conflitti di conquista, in fondo in un’isola il controllo militare dei porti rappresenta il controllo economico dell’intero paese. Sulla costa però la repressione è dura e la fede Bauddha viene bandita e perseguita, gli abitanti sono costretti alla conversione al cristianesimo nella versione Cattolica, intanto all’interno, sulle alture di Kandy e Anuradhapura, il Bauddha sopravvive e matura indisturbato. Nel 1656 i Portoghesi vengono sostituiti dagli Olandesi e si ripete la storia con l’aggravante del fatto che i Singalesi sono costretti ad una nuova conversione di massa al Protestantesimo. Poco prima che a loro volta fossero sostituiti dagli Inglesi nel 1796, gli Olandesi concessero la libertà religiosa che produsse in brevissimo tempo il totale ritorno alla confessione Bauddha di tutta la popolazione.
Durante tutto questo periodo lo Srī-Lanka vede l’evolversi sociale e politico del Saṅgha, indipendentemente da quale fosse la potenza ingerente di turno, mantenendo intatta e invariata la filosofia Theravāda. Vi sono lungo il cammino delle scissioni formali, che vedono formarsi tre principali correnti, Mahāvihāravāsin, Abhayagirivāsin e Jetavanavāsin non divergenti però sull’ideologia ma soltanto su questioni gerarchiche e politiche, è infatti la politica che, con Parākramabāhu I, nel 1170 riunifica coattamente tutte le correnti sotto la tradizione Mahāvihāravāsin. Sarà poi Parākramabāhu II circa cento anni dopo a consolidare l’ingerenza dello stato nella fede Bauddha. All’ordine viene data una conformazione gerarchica ben precisa suddividendolo in due sezioni i Gāmavāsin, i Monaci del Villaggio, e i Vanavāsin, i Monaci della Foresta. Al vertice di ognuna delle due sezioni presiedeva un Mahāthera, liberamente eletto dall’assemblea dei più apprezzati anziani Maestri, la libertà però aveva termine nel fatto che tali elezioni dovevano essere ratificate direttamente dal Sovrano, che in tal modo ovviamente gestiva completamente le sorti degli ordini. La differenza fra le due correnti era un po’ più che logistica, come si potrebbe evincere dall’appellativo ma prettamente spirituale, i Vanavāsin erano infatti Monaci, che potremmo considerare ortodossi, i quali ricercavano l’originaria meditazione, privata e intima, lontana dalle città senza la forzata condivisione della Via con i fedeli laici. La tradizione si è perpetrata fino ai giorni nostri nell’odierna corrente Syāmanikāya con i due rami del Malvatta e dell’Asgiri ai cui vertici allo stesso modo vengono eletti due Mahānāyakathera, nel corso del tempo alcuni re hanno nominato un capo supremo dell’ordine nella figura di Saṅgharāja, senza però dare una forma definitiva e continua a questa carica.
Il Theravāda singalese è ovviamente strettamente legato a quello di tutto l’estremo oriente in cui si è prima diffuso e poi ripetutamente confrontato, affermando la Dottrina originale del Buddha senza operare alcun cambiamento e ripugnando fermamente le ideologie Mahāyana ritenute più che un’eresia una vera e propria falsificazione. Allo stesso modo si è affermato il Canone Pāli, confermando tale idioma come eletto alla redazione e alla divulgazione della Dottrina, come i molti commentari che sono stati scritti nel tempo da vari Maestri, fra cui si evidenzia quello di Bhuddaghoşa che intorno al 500 espone in modo sistematico le Dottrine relative alla Via della Liberazione nel Visuddhimagga, il Sentiero verso la Purezza.
Pur nel tentativo imperterrito di mantenere il Bauddha una filosofia atea, nulla si è potuto però contro l’umano desiderio di devozione verso un Ente che, al momento della conversione di massa, la ha trasformata in una religione a tutti gli effetti e, anche se fra i precetti imprescindibili del Bauddha si annovera il bando a riti e cerimonie considerati impedimento alla Liberazione, quelli inizialmente introdotti, quasi a fini esclusivamente promozionale, si sono poi trasformati in tradizioni religiose di adorazione e venerazione non più estirpabili dagli usi dei fedeli. Si sono così sviluppati fra gli altri i riti di pellegrinaggio a cui è stato associato il conseguimento di un merito che però deve essere condiviso con l’universo tutto attraverso l’ulteriore rito del Pattānumodanā, l’adesione gioiosa all’acquisizione dei meriti, considerata a sua volta un merito, per cui il donante che disperde i meriti acquisiti ne acquista a sua volta di nuovi per l’ulteriore buona azione di condivisione compiuta. La Via della Liberazione viene tranquillamente lasciata ai pochi asceti che la intraprendono completamente e sentitamente mentre il popolo si appaga di condurre un’esistenza moralmente retta e di venerare religiosamente i propri idoli tra cui si annoverano anche i templi tanto che addirittura si arriva a formulare per uno di questi che “Se uno pratica l’adorazione nel tempio di Kelaniya, anche una sola volta, tutto il male che ha compiuto dal giorno della sua nascita gli viene perdonato”, facile così, piace anche a me, sarà perché in questa affermazione non si può fare a meno di notare una chiara influenza prettamente Cristiana. I pellegrini non si esimevano certo dall’avere mete predilette, in passato come oggi, come il Bodh Goya, luogo dove Siddhārta raggiunge l’illuminazione e Lumbini suo paese natale. I luoghi santi per eccellenza sono però oggi in Srī-Lanka e sono rappresentati dall’Albero della Bodhi ad Anuradhapura, dove venne innestata parte dell’albero originale sotto cui Siddhārta divenne il Buddha e Kandy dove è conservato un suo dente. Il Bauddha si è trovato altresì costretto ad assimilare i culti popolari preesistenti e le loro divinità accettandone la devozione e la venerazione, tanto da istituire un apposito preposto, il Kapurāla, Sacerdote degli déi, e permetterne la venerazione all’interno dei templi. Le antiche abitudini sono dure da sradicare anche per una filosofia così spirituale e profonda come il Bauddha, è sempre opportuno avere a portata di mano una divinità a cui rivolgersi direttamente ogni volta che noi non ci bastiamo.

LA TECA CON IL DENTE DI BUDDHA A KANDY
LA TECA CON IL DENTE DI BUDDHA A KANDY
Il rapporto fra i praticanti e i Laici si conforma nella cura spirituale della comunità con esortazioni, prediche e benedizioni, ovviamente in Pāli che per il Theravāda è ancora oggi ciò che rappresentava il latino per il Cattolicesimo fino al Concilio Vaticano II, e nei riti presieduti dai Monaci e praticati dal popolo nei giorni canonici stabiliti, gli Uposatha; fra i riti non periodici è di particolare importanza il Paritta, una sorta di benedizione praticata in occasioni pubbliche sociali, per eventi locali ma anche per eventi familiari privati contro malattie e calamità varie. Nella pratica ascetica rimane però estremamente fondamentale la meditazione come unico strumento che manifesta l’accoglimento della Dottrina e unica vera Via per la Liberazione, per il Theravāda diviene quindi essenziale il testo del Satipaṭṭhānasutta, l’Insegnamento per tener desta l’Attenzione, contenuto anche nel Visuddhimagga e ancora oggi insegnato dai Maestri della meditazione, in cui si esplica la modalità per una completa e profonda meditazione con il mantenimento dell’attenzione all’oggetto senza distrazioni esterne, né interne. Tra le modalità con cui si affronta questa fase essenziale c’è il Dahammakāya, il Corpo della Dottrina, evento in cui si materializza misticamente una sfera di cristallo che magnetizza l’attenzione del meditante, questa pratica, di chiare origini Tantra, è stata assimilata durante i molteplici scambi che si sono susseguiti nei secoli con i seguaci Theravāda del continente che hanno subito maggiori influenze dalle altre correnti Bauddha.
Nonostante lo stesso Siddhārta Gautama, pur di origine aristocratiche, fosse avulso da ogni interesse politico e proprio grazie a questo il Bauddha si sia potuto diffondere universalmente in un paese invece drasticamente suddiviso in classi invalicabili, dal momento in cui il sovrano Aśoka, per spiritualità o per interesse politico, si converte al Bauddha, il Saṅgha e il potere non smetteranno più di intromettersi l’uno nell’altro alternando la supremazia dell’uno sull’altro anche se alla fine sarà sempre il Saṅgha ad ottenere una posizione dominante. A volte però l’ingerenza politica è stata salvifica come nell’istituzione del Sāsana, una riforma più volte affrontata nei secoli, che ha permesso di dare un ordinamento istituzionale al Saṅgha contrastando la degenerazione e la diffusione di Monaci espulsi che rientrano a praticare in altri cenobi o che addirittura arrivano ad ordinare altri monaci creando così una linea invalidata nella sua origine, questa pratica dissacrante portò nel 1770 il re Kīrti Śrī Rājasiṃha a invalidare l’ordine in essere e ad inviare una missione in Siam, ossia la Thailandia, per ripristinare la validità delle ordinazioni direttamente da Maestri considerati appartenenti ad una linea di ordinazioni valide che risalivano fino al Buddha, nasce così la corrente Syāmanikāya, gruppo Siamese, da cui nel 1800 si allontaneranno alcuni gruppi che si rivolgeranno alla linea di ordinazione della Birmania formando le correnti dell’Amarapuranikāya e del Rāmaññanikāya. Il sovrano si pone alla sommità del Saṅgha ma allo stesso tempo ne diviene difensore in quanto unico detentore di quel potere secolare capace di mettere in atto le punizioni comminate ai monaci. Il Sāsana ha portato anche più volte alla costituzione di Concili, oltre ai tre leggendari, tenuti nei vari paesi di diffusione del Theravāda, che hanno contribuito al mantenimento e alla trasmissione fedele delle scritture. Le numerose prescrizioni statali sono state raccolte dai monaci in ordinamenti religiosi chiamati Katikāvata in cui sono delineati anche gli assetti gerarchici dell’Ordine. Questa commistione ha portato il Theravāda a divenire in Birmania Religione di Stato, fino alla conquista Inglese, mentre in Thailandia lo è ancora oggi, ma soprattutto alla nascita di partiti politici di esplicita derivazione Bauddha che molta influenza hanno avuto e hanno in tutto l’estremo oriente.
Nonostante la forza e la spiritualità della filosofia ma anche del suo aspetto religioso, le numerose occupazioni, conversioni e riconversioni, le ordinazioni non valide, l’ingerenza politica nel Saṅgha portano ad un decadimento tale del Bauddha da temerne quasi l’estinzione, fu a questo punto che si rese necessaria una riforma che rendesse il Bauddha attuale, contemporaneo, contestuale all’evolversi del progresso tutto attorno e ispirandosi a quel progresso sorge una corrente di Modernismo Bauddha che in quanto Religione della Ragione, la contrappone elevandola all’opprimente Cristianesimo degli invasori basato su una fede cieca senza alcun fondamento razionale. Gli ideali morali patrocinati dal Cristianesimo non erano sua specifica peculiarità ma si potevano raggiungere e concretizzare anche senza dover concepire un Dio o un anima, i due temi che ognuna delle due fedi con due diverse tesi antitetiche affermavano di essere motivo di concreta consistenza della propria a scapito dell’altra; l’inesistenza di Dio e dell’anima affermavano la concretezza del Bauddha allo stesso modo in cui l’imprescindibile esistenza di Dio e dell’anima affermavano la concretezza del Cristianesimo.
L’evoluzione compiuta dal Bauddha ne dà una svolta sociale, non più una fuga dal mondo, come indubbiamente appare nel suo fondamento nella meditazione, ma strumento per trasformarlo e migliorarlo, non più introspezione, non più “io” ma “altro da me”, giustizia sociale, che favorisce i fedeli nel ritrovare una coscienza di sé stessi e che in più di un’occasione porterà ad una deriva socialista della filosofia. È proprio la contrapposizione con gli invasori che favorisce la nascita di questo nuovo sentimento, in fondo, nazionalista, proprio in Srī-Lanka, partendo dalla riforma della tradizione delle ordinazioni attraverso le successioni certificate dei monaci del Siam e dalla rifondazione delle scuole con due importanti sedi che successivamente saranno elevate al rango di università, il Vydyodaya-piriveṇa a Colombo e il Vidyālankāra-piriveṇa a Kelanya. Nella città di Matara si concentra invece il risveglio letterario, critico e speculativo Bauddha, fino ad arrivare a istituire delle vere e proprie dispute fra monaci Bauddha e Cristiani, una di queste, tenuta nel 1873, diverrà particolarmente famosa. La disputa di Panadura si tiene fra Mohoṭṭivattē Guṇānanda Thera e due monaci Cristiani, esponendo polemicamente entrambe le parti promuovono gli aspetti positivi della propria filosofia e quelli negativi dell’avversario; non è una disputa che porta esiti particolari ma il testo viene tradotto e pubblicato negli Stati Uniti da James Martin Peebles ma ancor più viene letto da Henry Steel Olcott che ne rimane affascinato e visita Ceylon con la compagna Helena Petrovna Blavatsky, la loro conversione porta alla fondazione della Buddhist Theosophical Society che farà conoscere il Bauddha al mondo intero.
Un altro importate passo nella universalizzazione del Bauddha lo compie questa volta un singalese Don David Hewavitarne, la cui esperienza del Cristianesimo Anglicano lo porta a una decisa e decisiva conversione al Bauddha con il nome di Anagarika Dharmapala, sentitamente avverso al Cristianesimo, che critica aspramente nei propri scritti divulgati a livello mondiale, collabora con Olcott con cui fa un viaggio in Giappone stabilendo per la prima volta i contatti fra i fedeli Bauddha dei due paesi nell’era moderna. Nel 1891 visita il Bodh Gaya, il luogo dove Siddhārta Gautama divenne il Buddha, trovandolo in estrema decadenza, nelle mani di un fedele Hindù, fonda così la Mahabodhi Society con lo scopo di renderlo al culto Bauddha. ciò avverrà solo nel 1949 e grazie ad una legge federale dello stato del Bihar, ma nel frattempo la Mahabodhi Society ha definitivamente reso il Bauddha una filosofia alla portata di tutti; non esattamente quanto si era prefisso Siddhārta Gautama.
I BUDDHA NELLE GROTTE TEMPIO DI DAMBULLA




BIRMANIA - MYANMAR
Anche in Birmania il Bauddha si diffonde, nelle sue varie coloriture, grazie all’evangelizzazione del sovrano indiano Aśoka. A occidente prende campo l’ideologia Mahāyāna e quella Tantra, mentre al sud nelle terre del popolo Mon, si afferma il Theravāda che intorno all’anno 1000, grazie ai favori del re Anuruddha proveniente dal nord, che dopo aver sconfitto i Mon ne assume in toto le scritture elevando il Theravāda a religione di stato su tutto il regno. Anche in questo caso gli déi originali non sono stati soppiantati dal culto Bauddha ma si sono inseriti fra le divinità complementari, Di notevole importanza sono i Nat, spesso personaggi storici morti di morte cruenta ma lo diventano tutti coloro che non muoiono di morte naturale, i loro spiriti si trovano ad inabitare gli elementi naturali, alberi, rocce, fiumi, vento e devono essere venerati al fine di non incorrere in incresciosi incidenti, da sempre presenti nelle case hanno trovato posto anche nei templi Bauddha; gli viene offerta una mezza noce di cocco verde ricolma d’acqua che al suo esaurirsi, ovvero quando il Nat ha bevuto, deve essere prontamente sostituita con nuova acqua fresca. Per quanto riguarda l’ordinamento dei Bhikşu una pratica diffusa in Birmania e nell’estremo oriente è quella del monachesimo temporale, i giovani fedeli possono entrare nell’ordine come novizi, Sāmaṇera, anche solo per un breve periodo, nel tempo questa usanza è divenuta sempre più comune e ritualizzata alla stregua di un cerimoniale di iniziazione e pochi rimangono nel Cenobio fino all’ordinazione definitiva di Upasampadā.
A conclusione delle conquiste le successive dinastie Pagan edificheranno nella capitale templi maestosi meta di numerosi pellegrinaggi, che saranno completamente distrutti nel 1287 nel corso dell’invasione mongola guidata da Kubilai Khan ma il Theravāda pur se non più tutelato da alcun sovrano rimane comunque il culto più diffuso, anche dopo l’invasione britannica conclusasi nel 1885. La conquista della Birmani fu lunga e cruenta, comincia nel 1826 durante il regno del dispotico Pagan Min cui succedette il mite Mindolin Min, il quale tentò di instaurare un regno Bauddha convocando nel 1871 il quinto Concilio Bauddha durante il quale fu rielaborato il Canone Pāli che il re fece incidere su settecentoventinove tavole di pietra esposte nella capitale Mandalay. Nel 1878 il successore Thibaw Min si dedicò più alla lotta contro gli Inglesi che alla religione e venne deposto nel 1885. Monaci e fedeli tentarono in ogni modo ma invano di opporsi all’invasione e la gerarchia dell’ordine venne lentamente smantellata fino alla morte dell’ultimo capo supremo, il Thathanabaing, nel 1895. Successivamente non vi fu più una direzione unificata che porto alla formazione di numerosi Nikāya indipendenti e fuori da ogni controllo centrale. Nel 1902 tale latitanza ha costretto i laici a portare avanti da soli una riforma del culto con la fondazione della Young Men’s Buddhist Association con fini nazionalistici e politici volti soprattutto alla liberazione del paese ottenuta solo nel 1949.
Mentre durante le dinastie regnanti l’ingerenza religiosa nella politica era proibita, al momento della conquista inglese si rese sempre più impellente un intervento dei monaci contro gli invasori, in questo caso però non fu il nazionalismo la leva di spinta ma, finalmente, ogni tanto, un motivo cultuale, agli occhi occidentali forse sciocco ma fondamentale in tante culture, quello del rispetto per il suolo calpestato; così importante da far scrivere al Monaco Ledy Saydaw un trattato “Sull’insolenza del portare le scarpe nei recinti delle Pagode”. La mancanza di rispetto patita era tale da far insorgere alcuni Monaci nel 1919, aggredendo degli occidentali che si erano introdotti, senza togliersi le scarpe, nella Pagoda Eindawya. I monaci vennero condannati ma il nazionalismo era alle porte e nel 1920 Monaci e laici fondarono il Geneeral Council of Bourmese Associations che da associazione religiosa si trasformò in men che non si dica in un movimento indipendentista che dette il via ad azioni anche particolarmente violente le cui repressioni elessero a martiri del Movimento Birmano di Liberazione due monaci morti in carcere, U Ottama e U Wizaya. La cecità nazionalista arrivò addirittura, nel 1938, a far compiere cruenti attentati contro le minoranze Hindù e nel 1948, dopo una breve occupazione giapponese l’Antifascist People’s Freedom League guido il paese verso l’indipendenza.
Nel 1949 il Presidente del Consiglio U Nusi ritrova un paese distrutto e tenta di risollevarne le sorti partendo da una congiunzione politico religiosa con l’emanazione di leggi sulla giurisdizione del Sāṅgha e sull’attività dei Cenobi. La più importante azione intrapresa fu però la convocazione del Sesto Concilio Bauddha, Chaṭṭa Saṅgāyāna, nel 1956 in commemorazione del giubileo dei duemilacinquecento anni dalla morte in vita del Buddha e ovviamente della sua contestuale Illuminazione, secondo il calendario Theravāda. In una grotta artificiale appositamente costruita nei pressi della pagoda Kaba-Aye, della Pace Universale, a Rangoon si incontrarono monaci di ogni parte del mondo Bauddha Theravāda. L’evento ebbe però anche risultati contrastanti in quanto celava l’intento del governo centrale di creare un’organizzazione unitaria di tutti i monaci sottostante al controllo governativo ma il contrasto a questo tentativo portò anche il fallimento del tentativo di confermare il Bauddha quale religione di stato proprio perché le manifestazioni contro il controllo rievocarono le violenze compiute trent’anni prima proprio dai religiosi. In questa incertezza politica nel 1962 ebbe la meglio il Generale Ne Win che assunse il potere con un colpo di stato instaurando un regime socialista, con l’intento di mediare fra tradizione e politica, fra la cosmologia Bauddha e il marxismo creando una nuova filosofia che trovava nel marxismo le giustificazioni del fatto che sia il regno decaduto che la nascente dittatura avevano il monopolio di quasi tutto il commercio, un modo sofisticato per tramandare un’usanza aristocratica nel socialismo. Nel 1979 anche Ne Win cerca di riorganizzare il Sāṅgha; supportato da sessantasei Saydaw, monaci anziani, convocò una conferenza generale nella grotta di Kaba-Aye a cui presero parte ben milleeduecentotrentacinque monaci. Il risultato fu l’unificazione di tutti i Nikāya esistenti in un unico organismo sottoposto al controllo del Governo Spirituale Centrale, unico organismo in grado di ordinare o estromettere i monaci, alla fine solo una dittatura poteva sottomettere il Sāṅgha. La dittatura socialista crolla sotto la spinta dell’insurrezione popolare che nel 1988 porta Aung San Suu Kyi a capo del governo dopo le libere elezioni del 1990 indette dalla nuova giunta militare, con a capo Saw Maung, insediatasi nel settembre del 1988 dopo la rivolta 8888, ma non ci arriverà perché le elezioni vengono annullate e Aung San Suu Kyi viene messa agli arresti domiciliari a prescindere e dalla propria abitazione guida la democratica rivolta che le vale il premio Nobel nel 1991. Nel frattempo la Birmania cambia il proprio nome in Myanmar, nel 2009 l’intromissione di uno statunitense in casa fa condannare Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari e l’avvio ai lavori forzati, nel 2010 approda in parlamento, nel 2015 vere elezioni portano la Lega Nazionale per la Democrazia al potere concedendole vari ministeri fino a nominarla de facto premier fino al nuovo arresto del 2021 a seguito di un nuovo colpo di stato che la condanna nuovamente per vari reati, inventati, presunti e assurdi fino ad accusarla di violazione delle leggi sull’emergenza Coronavirus, probabilmente l’hanno trovata senza mascherina. In tutto questo i monaci sono stati moderatamente attivi come ormai da oltre ottant’anni fatto salvo per alcuni casi sporadici cruentemente repressi, un’ombra poi si aggiunge a tutto questo dopo i misteri della repressione delle rivolte islamiche Rohingya del 2019, con la grave accusa di genocidio mossa Aung San Suu Kyi; anche se non palesi le radici Bauddha manifestano anche qui l’avversione verso quell’islam invasore mai integratosi nell’estremo oriente.
THAILANDIA
Intorno al 1300, il popolo Tai raggiunge l’indipendenza dalla dinastia Khmer imperante in Indocina e con il regno di Rāma Khamheng, il Bauddha Theravāda diviene la religione ufficiale del Siam, da cui la corrente Syāmanikāya dello Srī-Lanka. Il Bauddha come religione di stato e la buona amministrazione tenuta dalle dinastie regnanti dei Chakkri portarono la Thailandia ad essere l’unica nazione dell’estremo oriente non invasa né dai Britannici né dai Francesi. Durante il regno di Rāma III, Mongkut anziano monaco appellatosi Makuṭa, nota il decadimento a cui l’ordine si sta lentamente avviando e dopo aver incontrato alcuni monaci del popolo Mon, molto ligi alle norme monastiche, decide di assumere da loro la tradizione delle ordinazioni, fondando in questo modo una nuova scuola all’interno del Sāṅgha, il Dhammayuttikanikāya. La riforma, appoggiata dal sovrano diviene parte integrante dell’ecclesia siamese e Mongkut diviene re Rāma IV. Durante il suo regno si consolida il rapporto fra la politica e il Bauddha e anche la parte non riformata subisce un rinnovamento, pur rimanendo nella propria tradizione di ordinazioni, creando la corrente di maggior diffusione del Mahānikāya. La tradizione continua con il figlio Chulalongkorn, re Rāma V, conciliando la tradizione spirituale Bauddha con la modernità dei tempi e con la nomina del fratello Vajirañāṇa Varorasa a Saṅgharāja cementa definitivamente il rapporto fra stato e religione, anche perché questi si dimostrerà colta e lungimirante guida del Sāṅgha. Nel 1893 fonda la prima università Bauddha, la Mahamakut a Bangkok e nel 1913 pubblica il Vinayamukha, l’Ingresso nella Disciplina, che diviene la fonte di ispirazione per la modernizzazione del diritto monastico. Sotto la guida dei due fratelli si rinnova l’intero apparato gerarchico del Sāṅgha al cui vertice presiede istituzionalmente il re tramite la direzione operata dal Department of Religious Affair ma alla guida vi è il Saṅgharāja, figura già presente dal 1577, nominato e destituito dallo stesso re fra i quattro Samtec Braḥ Rāja Gaṇaḥ, i consiglieri, a loro volta eletti fra i Rāja Gaṇaḥ, i Superiori dei monasteri reali. Ogni Rāja Gaṇaḥ è affiancato da un monaco anziano con cui dirige una delle quattro diramazioni del Sāṅgha siamese: la regione a nord di Bangkok della scuola Mahānikāya; la regione a sud sempre della scuola Mahānikāya, come era appunto suddivisa già dal 1577; i Monaci Eremiti, Vipássanādhuraḥ, dediti alla meditazione e avulsi dall’insegnamento e infine il Dhammayuttikā, la scuola riformata. Nel 1902 l’ordine religioso si affranca parzialmente dagli influssi dell’amministrazione politica attraverso la creazione del Mahātherasamāgama, un organismo autonomo del Sāṅgha per la propria autodisciplina.
Dopo la morte di Chulalongkorn e nonostante la caduta della monarchia assoluta nel 1932 l’evoluzione moderna del Sāṅgha in Thailandia è proseguita modernizzando ancora l’ordinamento con l’avanzare del progresso, delle nuove possibilità e delle necessità che si andavano presentando, acquistando sempre più autonomia anche con un proprio tribunale ecclesiastico, fino al 1962 quando i poteri vengono riaccentrati nelle gerarchie centrali di nuovo sotto il controllo dello stato. Le possibilità di comunicazione date al Bauddha thailandese lo hanno reso il moderno punto di riferimento per il culto Theravāda capace di dar luogo a particolari espressioni religiose manifestate e divulgate da Monaci di alto spessore spirituale e teologico, facendo sempre più ricorso a tutti i mezzi di comunicazione più moderni con l’evolversi delle tecnologie sempre all’interno dell’ordinamento congiunto stato-Bauddha. Fra questi si sono distinti Phra Phuttathat, Buddhadāsa, monaco di grande cultura capace però di esporre il Dharma in forme semplici e attuali contestualizzate anche in ambito sociale e normativo; Phra Rajavaramuni, appellato Phrayud Payutto e Phra Thepwethi,, più tradizionalista ma, grazie ai suoi viaggi all’estero, anche nell’occidente, più esperto conoscitore delle esigenze del mondo tutto e Phra Mongkolthepmuni fondatore della corrente Thammakay dedita alle antiche pratiche di meditazione che, come in occidente, acquisisce sempre più adepti alla ricerca di quella pace interiore a cui il moderno mondano non lascia scampo. Essere tacciata quasi di eresia è invece la sorte toccata alla corrente di Phra Pothirak che impone severi e rigidi ordini di astinenze e regimi vegetariani; più di questi precetti ha contribuito però l’opposizione al controllo centrale a portare alla laicizzazione del leader e far sì che l’ordine venisse sciolto. Chissà se anche questa volta la lungimiranza del potere politico ha adottato il corretto criterio o abbia impedito un’evoluzione spirituale del Theravāda.
CAMBOGIA
In Cambogia il Bauddha Mahāyāna si affianca al culto Hindù già dal 800 con l’inizio della dinastia Khmer, che si fondava sul culto del re divino, e solo dal 1200 con Jayavarman VII, che si considerava incarnazione del Bodhisattva Avalokiteśvara, il Mahāyāna diviene la religione predominante ma solo per circa un secolo fino alla caduta dei Khmer. Successivamente e senza una forzatura autoritaria, il Theravāda si diffonde nelle classi inferiori, più bisognose come sempre e ovunque di speranze e di escatologia, oppresse dalle politiche statali e fedeli ai primi monaci Theravāda anch’essi di origine popolare, chiari nella fede e di modeste pretese, l’apostasia al culto del re divino mina l’autorità centrale, riducendone il potere e portando l’intero paese alla conversione. Il Sāṅgha si struttura sulla falsariga di quello thailandese senza una propria particolare evoluzione. La dominazione francese è una scelta politica operata da Ang Voddey, re Norodom, che si offre di passare sotto il protettorato di Francia per far sì che il proprio paese possa essere al sicuro dalle mire espansionistiche di Laos e Vietnam, ed è una dominazione indiretta che lascia comunque il potere nelle mani del re. Dal 1955 il regno del Principe Sihanuk favorisce un rinnovamento nel Bauddha con la fondazione dell’Università Bauddha Preah Sihanuk e la nascita dell’Institut Bouddhique. La deriva socialista intrapresa da Sihanuk porta però al malcontento del popolo e alla sua deposizione nel 1970 con la proclamazione della repubblica. La neonata amministrazione precipita però nel malgoverno e nella corruzione favorendo il successo della rivolta dei Khmer Rossi che a loro volta furono ancora peggiori, la dittatura comunista di Pol Pot, sostenuta dalla Cina, causa direttamente o per inedia più di tre milioni di morti e la scomparsa del Bauddha. L’invasione da parte del Vietnam pone fine all’eccidio e l’intervento delle Nazioni Unite riporta a una normalità che non sarà mai più tale. Il culto, praticato in esilio dai profughi, stenta a riaffermarsi e ancor più di prima si affida alla corrente thailandese per la propria rinascita spirituale ma anche culturale.

LAOS
Come naturale espansione di ogni cultura il Theravāda arriva in Laos intorno al 1300 dopo le influenze della maturazione thailandese e per il tramite delle migrazioni Thai e successivamente alla diffusione in Cambogia. Da sempre costantemente influenzato dalle mutazioni e dalle modernizzazioni che sono continuate nei secoli, con la Thailandia forma spiritualmente insieme anche alla Cambogia un unicum spirituale e teologico nutrito oggi dagli scambi culturali tra i tre paesi. La non opprimente dominazione francese e il regime comunista instaurato nel 1975 non hanno avuto particolari attenzioni negative verso il Sāṅgha che ancora oggi viene tollerato anche se tenuto costantemente sotto controllo al fine di individuare il benché minimo segnale di potenziale ingerenza politica.
VIETNAM
Come ulteriore e ultima diramazione il Theravāda thailandese arriva in Vietnam intorno al 1300 grazie ai domini delle dinastie cambogiane, trovandovi già diffuso il Mahāyāna cinese e addirittura lo Ju e il Dao, le prime conquiste degli occidentali portarono anche gran parte della popolazione alla conversione al Cristianesimo. Più volte invaso, conquistato, indipendente, conteso, luogo di una cruenta e inutile guerra farsa. Il monaco Thich Quang Duc si dà fuoco a Saigon per protesta contro il governo del cattolico Ngô Đình Diệm e la protesta vede proprio nei monaci Bauddha i rivoluzionari nonviolenti che insorgeranno contro il regime dittatoriale del Vietnam del Sud nel 1963, saranno i primi a pagarne le conseguenze insieme ad altre centinaia di migliaia di innocenti. Oggi nel Vietnam risorto si pratica prevalentemente il Bauddha Mahāyāna cinese.
INDONESIA
In Indonesia le culture indiane arrivano già trasformate e miscelate tra di loro in un sincretismo che si concreta in una pratica frammista fra Hindù e Bauddha che ancora lascia traccia di sé in una corrente definita Bauddha Śiva proprio a manifestare entrambe le religioni. Le invasioni islamiche portano in Indonesia il loro bagaglio religioso monoteista e questa nuova religione si diffonde velocemente in tutto il paese fino a divenire il culto ufficiale. Successivamente ad an tentativo di colpo di stato nel 1965 viene proibito il comunismo e per ostacolarlo, essendo fonte di ateismo, i cittadini indonesiani devono obbligatoriamente credere un dio e professare una delle sei religioni permesse: Islam, Cattolicesimo, Protestantesimo, Hindù, Bauddha e Ju. Ovviamente il Bauddha, primo non sarebbe una religione e sicuramente non crede in un dio, la presenza della fede nelle isole ha costretto però il governo ad includerlo nella lista e i fedeli ad inventarsi una soluzione che fu trovata nel 1970 da Jinarakkhita, trovando tra le pieghe dei testi più antichi un Buddha primordiale che in qualche modo poteva essere considerato una sorta di creatore e che espresse nella manifestazione dell’Adi Buddha. È grazie a Jinarakkhita se il Bauddha, riunito in associazioni comunitarie di tutte le correnti, lentamente si sta riproponendo come alternativa moderna per il ritorno al passato.
L’OCCIDENTE
La diffusione del Bauddha nel mondo occidentale industrializzato, in cui possiamo ricomprendere anche Sudafrica e Australia, avviene inizialmente soprattutto grazie ai numerosi immigrati provenienti dal Sudest Asiatico e successivamente alle migrazioni dalla Cina, solo nel secondo dopoguerra si diffondono anche le scuole Zen dal Giapppne e il Vajrayāna dal Tibet. Le prime conoscenze si hanno soltanto a livello intellettuale e prendono l’avvio nel 1710 grazie all’edizione della Teodicea del filosofo Gottrfried Wilhelm Leibniz in cui definisce il Bauddha come “La Dottrina secondo la quale tutta la realtà sarebbe da ricondursi al nulla come primo principio di tutte le cose”, la visione è ovviamente del tutto critica e completamente estranea all’ambiente indiano ma la curiosità comincia ad insinuarsi nei salotti europei. L’ingresso ufficiale avviene qualche decina di anni dopo per opera dell’orientalista filosofo Arthur Schopenauer che farà propria l’errata visione pessimista del Bauddha, con la sua rassegnazione nell’attesa di una morte in vita, di cui però tralascia l’attesa ad una nuova e migliore futura esistenza. Negli Stati Uniti circa centocinquant’anni dopo, Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau lo presentano come la fonte di una nuova religiosità genuina mentre in Francia Eugène Burnouf nel 1844 pubblica la “Introduction à l’histoire du Bouddhisme indien” in cui elenca e ordina sistematicamente le conoscenze occidentali della filosofia indiana. Saranno poi Petrovna Blavatsky e il compagno Henry Steel Olcott nel 1880 con la costituzione della Theosophic Society a dare il definitivo lancio del Bauddha in tutto l’occidente. Allo stesso modo di come veniva presentata, la nuova filosofia si diffonde nell’alta borghesia come una nuova moda e talvolta viene vista e praticata come un hobby. Solo nella seconda metà del 1800 il Bauddha Theravāda muove i primi veri passi religiosi, soprattutto in Germania e Francia, meno in Gran Bretagna nonostante il plurimo rapporto diretto, grazie ai possedimenti coloniali, che probabilmente favorisce invece un distacco razzista con il mondo indiano.
A diffondere la filosofia orientale furono in modo maggiore quelle figure che già si muovevano in un mondo parallelo alla cristianità occidentale, appartenendo a gruppi occultisti, spiritisti se non addirittura anticristiani, che vedevano nell’esoticità del Bauddha uno strumento per la ricerca di una nuova religione non dogmatica e presentata come superiore dal punto di vista etico. Contribuì a questo anche l’opera del Maestro cingalese Anagārika Dharmapāla con la sua rivisitazione moderna del Bauddha a cui dà un’impronta sociale e politica arrivando ad includere i laici nel governo del Saṅgha. Parallelamente negli Stati Uniti decine di migliaia di immigrati cinesi fondavano numerosi templi sulla costa occidentale insieme ai loro omologhi giapponesi che per primi introducono il concetto di “setta” che tende a specificare il particolare ramo della religione il quale a volte mostra leggere differenze con gli altri ma spesso li distingue in modo marcato. In ogni caso, eccezion fatta per i nativi Bauddha, la diffusione avviene per il fascino che suscita sui nuovi adepti che la vedono come una religione della ragione, in cui la conoscenza si fonde con l’intelligenza e con le scienze naturali e con la natura tutta, con al fondo comunque sempre la visione di antitesi con la religione professata fino alla conversione, evidenziando il raggiungimento della salvezza non per una “Grazia” ma per l’azione morale individuale, i movimenti europei vedevano infatti nel Bauddha la possibilità di una rigenerazione morale del continente, che ovviamente non ci sarà.
Il primo dopoguerra vede l’aumento degli immigrati in Australia e negli Stati Uniti che conseguentemente porta ad una sempre maggior visibilità del culto e in Europa alla fondazione delle prime vere e proprie comunità di cui è esempio quella di Georg Grimm, presentata e ritenuta come comunità religiosa fermamente fondata sulla triplice Via di rifugio in Buddha, nel Dharma e nel Saṅgha alla stregua di un vero e proprio Nikāya. Fa storia a sé la Russia, in cui il Bauddha era diffuso in svariati territori limitrofi al subcontinente indiano e al Tibet ma era serenamente giunto fino alla capitale San Pietroburgo. La rivoluzione comunista porta all’annullamento di ogni tipo di religione, perfino quella atea Bauddha, con la distruzione o la chiusura di Templi, come per ogni altra fede, e alla terribile persecuzione stalinista. Solo con la fine del comunismo questa come tutte le altre fedi, sono potute uscire allo scoperto dopo decenni di resistenza nascosta.
Nel secondo dopoguerra si moltiplicano le sette e soprattutto negli Stati Uniti si diffonde la visione Zen giapponese introdotta dal Maestro Zen Suzuki che porta alla diffusione del metodo della meditazione e ancora una volta affascina le menti occidentali con il suo lato esotico, influenzando artisti e intellettuali della Beat Generation ed esportando lo Zen in Europa in cui introduce le varie sette e le ideologie di Suzuki che con la celeberrima opera di Eugen Herrigel “Lo Zen e l’arte del tiro con l’arco” conferma la sua affermazione. In Germania arriva infine anche il Bauddha tibetano con la fondazione della sede europea della Ārya Maitreya Maṇḍala con la nomina a Lama di Ernst Lothar Hoffmann con il nome di Anagārika Govinda.
Dopo due secoli di conoscenza e vicissitudini, fra il 1960 e il 1970 la diffusione del Bauddha fra gli occidentali assume finalmente una forma non di simpatizzazione intellettuale ma di vero interesse religioso e spirituale anche grazie alla diffusione della setta giapponese della Sōka Gakkai che propone una filosofia laica alla portata delle chiuse menti occidentali. Prende sempre più campo anche la pratica della meditazione vista come fuga dalla quotidianità e si ripresenta attuale l’opera del 1922 di Herman Hesse “Siddharta” che vive una nuova fulgida fama.
Il ramo tibetano riprende vigore dal 1980 grazie alle visite ripetute di emissari e del Dalai Lama, operate per l’evangelizzazione ma più che altro per presentare il pressante problema dell’invasione cinese del Tibet, i seguaci e le sette sono prolificate, fino a diventare il culto Bauddha più diffuso in occidente ma nessuno ovviamente ha avanzato rimostranze politiche ufficiali nei confronti della Cina.
Allo stato dei fatti però le varie comunità rimangono comunque isolate fra di loro, pochi sono i contatti fra i paesi di origine e le comunità formatesi nei paesi in cui si sono recati i migranti, anche perché fondamentalmente a parte il culto tibetano tutte le altre scuole di pensiero non hanno alcun interesse alla diffusione e alla conversione e l’attaccamento al culto spesso è sviluppato solo per motivi nazionalistici in un paese straniero, questo porta anche a limitati contatti fra le varie comunità in occidente spesso molto diverse fra loro. In ogni caso la diffusione fra gli occidentali è quasi sempre dovuta ad una ricerca di spiritualità e di ritualità profonde e alla presenza preponderante di elementi mistici, questo ha portato alla scomparsa del Theravāda e all’affermazione dello Zen giapponese e della meditazione Tibetana, sempre nell’illusorio tentativo di riuscire a risvegliare moralmente una società spiritualmente votata al solo ed unico dio tangibile, uno e trino, Denaro, Potere e Sesso.
Il moderno Bauddha Theravāda ha provato nuove vie mischiandosi con le più svariate ideologia, dal Marxismo alla cultura occidentale. Soprattutto in Birmania e in Srī-Lanka sono stati fatti tentativi di trasformare il Bauddha in una religione di stato Marxista, attingendo alle concezioni in comune alle due filosofie, la disaffezione del Marxismo contro le religioni non aveva colpito il Bauddha, che infatti tale non è, e la contrarietà alla proprietà privata rendeva in fondo più semplice il sentiero per l’illuminazione, sottraendo all’individuo gli attaccamenti e le preoccupazioni che il “mio” lega alla mondanità, dando così la libertà di potersi seriamente occupare delle sole cose spirituali; la lotta per la sopravvivenza, la sete di ricchezza, l’accaparramento sono solo ostacoli alla pratica della meditazione. Marxismo e Bauddha in fondo mirano entrambi a ridurre la sofferenza nel mondo, la sofferenza del mondo. Questa commistione vede però il sovrastare del Comunismo sul Bauddha e la costante affermazione del primo a regolare il secondo, ben presto solo in Cina questa unificazione è rimasta, con le problematiche che sempre più si sono fatte notare nelle differenze emerse fra accettare e sottostare a una dittatura e la ricerca della beatitudine del Nirvāņa, è chiaro che il non occuparsi del mondo e delle sue calamità per affondarsi nell’intima meditazione è un buon strumento di potere per chi invece il mondo lo vuole dominare; se fossimo tutti buoni saremmo tutti felici, ma ne basta soltanto uno a rendere la vita degli altri un inferno. In occidente invece il Bauddha arriva con un aura di favola, mitizzato dal filosofo Arthur Shopenauer, un pessimista cosmico idolo di Giacomo Leopardi e del compositore Richard Wagner, che ritrova nell’ideologia Bauddha di infinita ricerca a abbandonare questo mondo indegno, tutti i suoi principi; niente da soddisfazione e ciò che dona effimera soddisfazione appena trovata annoia e spinge a trovare nuova effimera soddisfazione una sete che mai verrà placata, quella sete che Siddhārta Gautama ha spento dentro di se divenendo Buddha. Le pratiche Olistiche, lo Yoga, i corsi di meditazione sono le modalità con cui il frettoloso, crudele e ingordo occidente cerca vanamente di trovare il dio che crede di celare in sé stesso e un senso a questo mondo, con la pace, la calma e la tranquillità di una filosofia che in realtà afferma che questo mondo un senso non ce l’ha e che dio non esiste. Un ossimoro filosofico-religioso alla massima potenza.