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2001
 

Innovazione

la cultura si fa di tutti

e la musica entra in un taschino

sorridi insieme a lei

contro tutto e contro tutti

non c’è posto che non sia gioia

qualunque cosa accada

il mondo non ha più senso

perché il senso siete voi

l’universo non ha più spazio

se non quello che gli date voi

poi crollano le torri

e il buio scende

nero mantello

sull’umanità

pieno di insidie

e di misteri

di complotti

e di nemici nascosti.

Sisifo se n’è andato

la roccia rotola

e trascina tutto giù

ma non v’importa

voi siete in cima al monte

persi in un tramonto

che dona un nuovo giorno. 
 

9 GENNAIO 2001

 

NUTELLA

 

IN PARADISO

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La vera storia di un piccolo goloso topolino, la cui bramosia di leccornie zuccherine lo porta ad attraversare un intero paradiso alla ricerca della più dolce delle mete. Ma sarà solo cioccolata?

25 GENNAIO 2001

Ardea

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Una bimba si è perduta in una jungla fitta alle falde di un gorgogliante vulcano. Una dispettosa scimmia le si fa amica nel lungo peregrinare alla ricerca di una via d'uscita e di risposte alle domande che Ardea si pone. Chi sono? Dove sono? Da dove vengo?

 

CARO DIARIO...

15 gennaio – hello, world è il saluto che accoglie i primi visitatori del sito wikipedia, da un'idea dell'imprenditore Jimmy Wales e del filosofo Larry Sanger nell’home page campeggia la richiesta rivolta ai visitatori a dedicare alla creazione del sito un po’ del loro tempo per inserire, modificare o integrare una voce, dando vita alla più grande enciclopedia al mondo che cambia radicalmente l'approccio alla conoscenza e determina la fine delle fatiche di milioni di studenti per le ricerche scolastiche, adesso il copia e incolla in un click sostituisce il copia e riscrivi da pesanti enciclopedie; è da sempre che Wales sogna un'enciclopedia on line che comprenda tutto il sapere possibile accessibile a tutti dovunque e si affida per questo a Sanger ma per renderlo possibile c'è bisogno di un nuovo strumento di pubblicazione che consenta una completa interazione tra tutti i nuovi redattori sparsi per il mondo; viene così introdotto il wiki, dall’hawaiano veloce, un software ideato nel 1995 da Ward Cunningham, la cui peculiarità è facilitare la creazione e la modifica di un pagina con collegamenti ipertestuali ad altre pagine, permettendo anche di fornire la cronologia delle versioni precedenti; nel 2000 c’è il lancio del prototipo Nupedia ma i lenti progressi del sito impongono un’alternativa che sfocia in Wikipedia; ci si registra, si edita qualsiasi contenuto, con la possibilità confrontarsi con gli altri utenti; si forma velocemente una comunità fra coloro che aggiungono voci, mediata dagli amministratori, nel giro di un anno nascono venticinque versioni nelle varie lingue e nel 2003 Wikipedia inglese raggiunge il traguardo delle centomila voci, Wikipedia diviene ben presto consultato per ogni tipo di ricerca o curiosità ricevendo di conseguenza anche le prime critiche per la scarsa attendibilità delle informazioni inserita da illustri sconosciuti dei quali non si conosce la formazione e per il mancato controllo di ciò che viene pubblicato; si aggiunge inoltre il timore dell’invasione della pubblicità o dell’ingerenza politica e lobbystica che viene prontamente fugato da Wales che nel 2003 dà vita a Wikimedia, una fondazione senza scopi di lucro che s'impegna a trovare fondi attraverso donazioni volontarie dai numerosissimi utenti; la messa al bando della pubblicità è una formula vincente che nel 2008 giova a Wikipedia l’ingresso nel Guinnes dei primati come enciclopedia più grande in assoluto e tra i sei siti più popolari al mondo; nel 2015 si raggiungono edizioni in duecentonovantuno lingue, trentacinque milioni di articoli e cinquecento milioni di utenti mensili da ogni angolo del pianeta. La conoscenza è ora di tutti ma a cura di tutti, siamo diventi formatori di noi stessi, c’è da fidarsi?

 

13 FEBBRAIO 2001 

 

Casa

Pazza!

 

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Quanti mondi nascosti si celano dietro le mura delle nostre abitazioni? Quali sono gli strani abitanti delle stanze in cui viviamo e quali sono i loro sentimenti e i loro desideri? Bagni animati, soffitte zeppe di antichità sepolte sotto la polvere, che sognano la luce e l'aria aperta, camicie depresse e arroganti caldaie a vapore...

5 MARZO 2001

7

Capitale, aggettivo – Teologia - peccati capitali, sette vizi considerati radice dei peccati più gravi: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia.


7

Non ho fatto altro che vederli
intorno a me
mentre bocche più grandi dei miei occhi
cercavano di spiegarmi
che non avrei dovuto farli.
Mi hanno fatto leggere libri
che ne erano pieni
raccontato storie
che li narravano e li celebravano
e mi hanno ricordato ancora
che non avrei dovuto compierne.
Li hanno stesi su di un tappeto rosso
lungo fino a me
lasciando
che ad ogni passo
si posassero lievi come piume
per quanto invece gravi
avrebbero potuto essere.
Li hanno fatti passare sotto i miei occhi
rendendoli ridicoli
insulsi, semplici
appunto veniali
per quanto complessi
tragici, malati
appunto capitali
invece fossero.
Li ho fatti miei
come ognuno di noi
li ho compiuti, fatti, pensati, agiti, osannati
mi hanno fatto urlare
come un vampiro nella nebbia
e ancora odo le mie grida
di soddisfazione e goduria
per ogni volta
che su quel tappeto rosso
di sangue e di vergogna
ho compiuto passi
raccogliendone uno.
Me li avete fatti desiderare
bramare, volere, pretendere
me li avete lasciati compiere
insieme a voi vigliacchi
che con una mano indicavate la retta via
e con l’altra porgevate a me
gli ori della mente
potere, piacere, importanza, gloria
compiacimento, oblio e pigrizia
ed io distratto e stolto
come ognuno di noi
me ne sono cibato abbuffandomene
ricordando a voi di starne a dieta.
Adesso navigo danzante
fra le maree
fra la disperazione e la rabbia
per aver lasciato
che ogni umana tentazione
si cibasse di me
e con una mano indico la retta via
e con l’altra porgo
a chi passa
gli ori della mente altrui
a tentarli sadico
come un demonio qualunque
mentre dentro di me combatto
per aiutare me e te a depredarli tutti
della loro inutile sostanza
che non si tocca e non si sente
e che non serve a niente.




Superbia, (latino superbia) – stima eccessiva di sé ostentazione di un’alterata e più o meno presunta superiorità – Teologia – il primo, per gravità, dei sette peccati capitali, consistente nell’amore disordinato di sé che mira a porre in evidenza la propria persona fino a disconoscere la dipendenza da Dio.



Superbia

Sto
come re sul trono
tronfio
alla mia balconata
sotto il sole cocente
che rende rubiconde
le mie già paffute guance
e lascio beato
che le mie gesta insulse
sfilino dinanzi a me
ed all’umanità tutta
a mostrar la gloria che le risplende
come olio di gomito
che ha lustrato le armature
che a guardarle adesso
accecano.
E bene sia che accechino anche gli altri
che ciechi
si prostrino ai miei piedi
io che sono e fui
e che per sempre rimasi
ignaro
che domani l’ossa mia
diverranno la polvere più minuta
che il vento abbia spazzato via lontano
e che di me non si ricorderà nessuno
per quanto sia sembrato a me
d’aver fatto cose e compiuto gesta
che avrebbero dovuto essere scolpite nella pietra
ignaro ancor di più
che pure la dura pietra si consuma
sotto lo stillicidio dell’oblio e del tempo.
Eppure mi vestii con panni d’oro
declamai versi, feci musica, comandai e possedetti
e tutti s’inchinavano dinanzi a me
che il solo loro gesto m’ingrassava dieci chili
per ogni schiena che si piegava
ed io credetti d’esser meglio di ognuno di loro
e di aver tanto fatto acchè loro avessero da ringraziarmi
lodarmi, benedirmi ed esaltarmi
sì che con loro m’esaltai
e al pari dell’Unico mi sentii
e con tal potere dettai leggi e feci oltraggi
perché solo io lo potevo e volli.
Adesso misero che sono
vago
non d’una disperazione sola
ma d’ogni granello che m’appartiene
piango e soffro per centomila
quant’io credetti di valere in vita
ed ora rimpiango
d’esser l’ultimo dei diseredati
che mai per caso
chinarono la testa dinanzi a me
e che adesso per centomila granelli
volano di letizia e di pace
che non mi fu mai data in vita
perché la ritenni grama gioia
e che non conquistai con la morte
perché gramo son’io
che vago ancora per il buio
a cercare la miseria pia senza lanterna.

20 luglio – per la terza volta l'Italia ospita il forum dei governi delle principali potenze più industrializzate del mondo, il G8, Usa, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia; infelice è però la scelta della città di Genova come sede del summit, non proprio logisticamente facile da gestire, fin dalla vigilia del vertice si consumano i primi scontri tra le forze dell'ordine e i dimostranti che cercano di accedere alla Zona Rossa che delimita la zona riservata agli incontri; l’infiltrazione degli anarchici Black Bloc trasforma la protesta in guerriglia fino ad arrivare alla morte dell’assalitore Carlo Giuliani durante una violenta aggressione ad una camionetta dei Carabinieri; le fasi successive portano al drammatico blitz delle forze dell'ordine alla scuola Diaz, con pestaggi e violenze sui manifestanti che vi si erano rifugiati; la successiva azione giudiziaria nei confronti del comando di Polizia si concretizza il 5 luglio 2012, quando la Cassazione condanna in via definitiva gli alti funzionari della Polizia per la sanguinosa irruzione nella scuola, successivamente anche la Corte europea per i diritti dell'uomo ha definito torture i metodi utilizzati in occasione del blitz. Nessuno aveva ragione ma tutti avevano torto. 
 

11 settembre – il mondo viene sconvolto, alle 8,46 un volo dell’American Airlines 11 finisce contro la Torre nord del World Trade Center, tra il 93° e il 99° piano, tre minuti dopo sugli schermi della CNN, con cui sono collegate le TV di tutto il mondo, si vede la parte alta dell’edificio circondata da una nuvola di fumo nero che impedisce i soccorsi dall'alto e i corpi delle persone che per la disperazione si gettano nel vuoto dagli ultimi piani; si cominciano a mobilitarsi i primi soccorsi mentre i media già iniziano a parlare di attentato terroristico, diciassette minuti dopo in diretta mondiale un secondo aereo, 175 United Airlines, si schianta tra il 77° e l’85° piano della Torre sud, sui banner di tutti tg compare la scritta “America under attack”; prende avvio la procedura d’emergenza per mettere in salvo il Presidente George W. Bush e il divieto di sorvolo su tutto il territorio nazionale ma nel frattempo un terzo aereo, di cui non saranno trovate tracce tangibili dell’esistenza, colpisce un’ala del Pentagono e un quarto, del quale non si ritroveranno rottami, precipita nelle campagne della Pennsylvania pare grazie all'eroica ribellione dei passeggeri incitata dal famoso “let’s roll” di uno di loro; tra le 10 e le 10,28 la tragica giornata vede il suo epilogo con il collasso delle due torri sopra occupanti e soccorritori, dopo settimane di scavi e ricerche verranno stimate in più di duemila vittime per un totale di circa tremila morti fra torri e aerei; i diciannove dirottatori sauditi erano da tempo oggetto di attenzione da parte dell'FBI, grossolanamente beffata; le polemiche e le teorie complottistiche si susseguiranno per anni dando voce a continue inchieste giornalistiche e documentari cinematografici, tra cui quello che farà più discutere sarà Fahrenheit 9/11 di Michael Moore; la data dell’11 settembre 2001 diviene un confine temporale nella storia con contraccolpi nell'economia, nella guerra al terrorismo e nelle sempre più stringenti misure di sicurezza che limiteranno la libertà, sul luogo delle Torri gemelle viene allestito un sacrario presso il quale ogni anno viene tenuta una cerimonia in memoria delle vittime e fra dubbi e polemiche nel 214 viene inaugurata la Freedom Tower costruita sul luogo del disastro; le ripercussioni sulla politica internazionale porteranno all’occupazione dell’Afghanistan da parte di una coalizione capeggiata dagli Stati Uniti che ne completerà il fallimento della politica estera quando venti anni dopo le truppe si ritireranno lasciando tutto come era in precedenza al costo di migliaia di vittime militari ma soprattutto civili. Un pasticciaccio peggiore dell’assassinio di Kennedy attuato per impedire la possibilità di una distensione fra USA e URSS, ci penseranno i cinesi nel 2019 ad insegnare a tutti come si fa a conquistare il mondo senza sparare un solo colpo. 
 

Avarizia, (latino avaritia) – eccessivo desiderio di non spendere, avidità di denaro cupidigia – Teologia - vizio che si oppone alla comune norma secondo la quale i mezzi devono essere subordinati al fine ultimo, sopravvalutazione dei beni terreni a disprezzo di quelli soprannaturali.
 


Avaritia

Serrata
in dentro alla saccoccia mia
stretto lo nodo che impedisca
anche al più spensierato dei pensieri miei
di cogliermi distratto e spendere
solo anche una parola
ma che dico, un alito
senza pensar ch’è meglio non lo fare
che di gente con le mani tese
ce n’è a frotte
chi chiede l’elemosina
chi venderebbe tutto
anche la moglie
a poco prezzo, a offerta.
Ma lo migliore acquisto
tanto rimane quello
che lo presi allora
e ancora non l’ebbi pagato
che a averne di soldi
ne troveresti un turbine di gente a chiedere
ma è meglio stare attenti
colle maniche strette
sì che neanche una stilla di sudore ne vada persa
della fatica mia.
La meglio poi che sento
è quella che m’impone
non solo di non comprar pagando
ne donar dei miei guadagni o delle cose mie,
magari le più brutte e vecchie
che voglia di gettar n’avrei
ma poi chi mi vestirebbe domani
se abbandonassi oggi la vecchia palandrana,
non donerai giammai, che tetro verbo a nominar,
manco una buona parola per qualcheduno
manco un pensiero.
Tutto ho a tener per parte mia
e tutto porterò con me ovunque vada
e non avrò pietà
di chi abbisogna di un cantuccio di pane
di un tetto o di una mano a fare dire o costruire
non sia mai detto che qualcuno dica
ch’io mai qualunque cosa abbia dato.
E di tante ricchezze io me ne fò vanto
di quanto ho e di quanto ho da avere
e mi sia sveltamente dato
che il debitore sia un misero, un borghese o una banca
che i titoli sian solidi, azioni o obbligazioni
che i giochi in borsa portino a me
più di quant’io possa mai immaginar di spendere,
che poi mai li spenderei,
non in una vita ma in duecento
e quando all’ammasso avrò tutta la roba
la porterò con me fin nella fossa
che voi immeritevoli
non ne abbia a godere manco se mi son morto
e come un falco che ghermisce un lepre
così stretta mi terrò la borsa nella fossa mia
che mi sarà scavata.
Ma ora che in quella fossa già ci misi un piede
mi ritrovai pieno di cose, denari, averi, poderi e titoli
sì che non avrei bisogno della terra
per rimanerci sotterrato
e sento che mi manca
tutto quello che non ho mangiato
perché costava
e i posti dove non andai
perché c’era da pagar biglietti
e di gente intorno a me feci vuoto di spazio e di amore
quell’amore che m’hanno detto
scalda il cuore e l’animo
sì che di freddo ne sento adesso
in questo buio castello ove rinchiusi me
la mia solitudine e la tristezza
che se anche ne avessi a bruciar di cose
non scalderebbe il foco come l’elemosina,
che solo adesso,
andrei a fare a quel poverello
ch’è ormai degli angeli di fame deceduto
prima che io pensassi mai
d’infilar la mano in tasca.
 

23 ottobre – la Apple lancia l’iPod con lo slogan “più di 1000 canzoni nella tua tasca”, Steve Jobs, nella consueta tenuta in jeans e felpa nera, presenta al mondo il nuovo riproduttore musicale digitale; il dispositivo è estremamente leggero e pratico con un hard disk da 5 gigabyte capace di contenere mille brani musicali in formato MP3, controllato da una semplice rotella scorrevole con un tasto OK con cui gestire la scelta delle canzoni, scaricabili a pagamento attraverso l’applicazione iTunes; l’esplosione della musica in byte dà inizio a una vera e propria rivoluzione nel mondo della discografia che vedrà scomparire velocemente i supporti fisici, le vendite e le royalties; l’iPod si evolve e viene copiato in migliaia di versioni con memorie sempre più capienti e design originali; nel 2007 arriverà la tecnologia touch, che farà dell’iPod un dispositivo multifunzionale in grado di realizzare filmati, di collegarsi in WI-FI, di mandare messaggi con iMessage e di fare fotografie, a tutto questo sarà infine aggiunta la funzione telefonica dando così vita al moderno Smartphone. Steve Jobs nella presentazione del 2001 aveva affermato nel suo piccolo di andare a rendere il mondo un posto migliore, il suo sicuramente il nostro è illusoriamente bellissimo ma estremamente alienante. 
 

15 novembre – Microsoft non resta al palo e lancia Xbox, sfidando i colossi nipponici con la Sony PlayStation 2 in testa seguita dalla Nintendo; il design è accattivante e la game station in realtà nasconde un vero e proprio computer; progettata dal DiretX team di Redmond, è assemblata con gli stessi componenti di un pc e ciò la rende in teoria più potente delle rivali ma le strategia di marketing di Sony e Nintendo costringerà Microsoft ad un drastico abbassamento del prezzo per ottenere alla lunga il successo commerciale con la vendita di ventiquattro milioni Xbox grazie a videogames cult come Halo; nel luglio 2002 viene lanciata la piattaforma di gaming on-line Xbox Live, che permetterà le sfide al gioco tra utenti di ogni parte del pianeta che porterà in breve a contare il primo milione di utenti; nel 2006 esce la nuova versione Xbox 360, in collaborazione con IBM, ATI Technologies e Samsung. Il mondo si dividerà fra agguerriti passionari di Playstation e combattivi amatori della Xbox, i poveretti giocheranno con Nintendo. 
 

Lussuria, (latino luxuria) – brama sfrenata di piaceri sessuali – Teologia - piacere sessuale direttamente desiderato conseguente ad un atto non ragionevolmente giustificato.
 


Luxuria

Nuda
distesa su comodi cuscini
e ricoperta appena
di candide lenzuola immonde
che ove non mostrano le carni spudorate e desiderate
lasciano che si veda in per traverso almen le forme
che ammiccano insicure e lascive dall’alcova
che quando non fu più d’amore
lo fu solo per la voluttà e per la carne.
Nasce in me da chissà quali remoti ricordi
quando fanciullo mi cibavo
suggendo da mammelle materne la polpa della vita
o ancora prima
quando da quelle labbra spalancate
me ne sgusciai fuori non sazio
ma ancora di più affamato
di quelle labbra stesse che mi generarono
e non fu l’amore che mi riportò a loro
ma la voglia di mescolare il corpo mio
con quello di una femmina
di mischiar con essa odori, suoni e grugni
dei godimenti che i corpi nostri avessero a donarci
e rotolar con lei sotto lenzoli, insulle scale e in ogni luogo
che anche se non apparisse ad occhi innocenti
fu per me adatto a divenire alcova
non di carezze platoniche ma di violente mani
che s’andassero a infilare dentro pertugi scuri
celati a chi non si conviene.
Di tanto porcile n’ebbi infine il corpo pieno
anche se mai fu sazio di conquistar donzelle
d’ogni regione e colore e ancor di più d’ogni età
dalle più vecchie e profanate dame
esperte e altrettanto vogliose
alle più innocenti fanciulle e ancor di più bambine
che avessero a stuzzicar pensieri miei maligni
che come navi scalcinate naufragano nella testa mia
fino a bramar, chissà, per non aver perduto nulla
di fonder le mie forme con altri uomini
imberbi o nerboruti
che m’avessero a pigliare o a me si concedessero.
Infine, ancor mai sazio
ma stanco e soddisfatto
di ogni goduria e d’ogni piacer carnale
m’addormentai solo
come neanche un cane con la rabbia sta
e rovistai tra le lenzuola sporche
delle mille pennellate date
che come pittore sopraffino spalmai senza ritegno
e senza sapere che tutto quel sortire fuori
altro non era che un buco
che stava in dentro a me
povero d’amore
che non mi fu mai dato e che non seppi cercare
e adesso vecchio e malandato
guardo quei corpi chiari nella televisione e alla finestra
e penso che a me nulla han lasciato
se non la voglia di un sorriso, di un pianto e una carezza
data da una madre al bimbo suo mentre sonnecchia nella culla
ch’è però pronta a divenir domani alcova d’amore sano
o di pestilenza infame, inutile e cialtrona.




Invidia, (latino invidia) – sentimento di rancore e di astio alla vista della felicità e dei vantaggi altrui – Teologia – tristezza provocata dal bene altrui ingiustamente intesa come eclatante dimostrazione della propria inferiorità a prova di ingiustizia subita.
 


Invidia

Mi passano davanti superiori
come se lor più di me
ne avessero di chissà cosa
dentro a lussuose automobili lucide ed enormi
diretti alle loro auguste dimore di quaranta stanze
mentre distrattamente
poggiano gli stanchi sguardi
sopra orologi di ori e diamanti
che brillano alla luce del giorno quanto lo fan di notte
riflessi nei luccicar dei loro averi.
Specchiano il bianco e candido sorriso
di dentature molate a mano da architetti della bocca
che glie ne forniron di novelli
per meglio apparire in società.
Si avvolgono al caldo di pelli di animali
che dalla Tundra o di Siberia camminaron tristi
fin sulle loro spalle, in su quel corpo
sagomato con lo scalpello e con il bisturi
pittato da artisti e declamato in versi vani da scrittori
quand’io non potrò mai averne
né di pelli con cui rivestirmi
né di corpi mirabili e pregiati
da ammantare con cotanta bambagia pelosa.
Per questo solo, per così misera cosa
io nulla potei se non odiar loro e odiarne la condotta
e nel contempo bramare d’esser loro stesso
o di poterne almeno vivere la vita facile e placida
colma di agi e frivolezze
a contar li denari che si tengono nascosti o manifesti
dentro banche sicure o dentro scrigni d’oro
che solo il cofanetto potrebbe dar la gioia e lo sostegno
alla grama vita mia.
Ne voglio e ne pretendo
e scambierei la pellaccia mia vizza
con la loro sì scura di soli artificiali e viaggi in alto mare
e scambierei i mie conti da pagare
con quelli che hanno in cassaforte
i loro nomi sui libri e sui giornali
la fama che li copre e li riveste
di cui non posso far altro che sbavarne di malata voglia
sì, ché alla fine gli altri
sempre meglio che a me furon dotati,
le più belle donne e le migliori idee,
le fortune e le occasioni ghiotte
che se ne cibano senza badare al caso
mentr’io mi getterei a caporifitto.
Guardo i loro occhi, i loro capelli,
la loro vita e le loro vacanze
e non c’è meglio che volerle per me
ed ogni mattina mi alzo prima del sole
con il tormento in mano
bramando i loro tempi, i loro riposi,
i lavori puliti, le piste e le sigarette truccate
da fumarsi in pace in un angolo di bar
mentre a me tutto questo è proibito
perché non lo potei arrivare, perché
nelle misere mie tasche
e nella grinzosa anima che m’accompagna
potei guardare fino a fondo senza di nulla trovare.
Allora glie ne darei di foco
ardarei loro e il mondo intero
pur di avere quel che loro n’hanno
e che io non potei mai giungere a sapere
li violento nella mia insana mente e li uccido
per far sì che manco loro abbiano a goder di ciò
che a me è vietato di conoscerne il sapore
e manco l’odore.
Brucio loro e le loro menti
per tutto ciò che sono riusciti ad avere ed io no
per quel che sono riusciti a fare, a dire,
a sapere, a conoscere e ad urlare
ed io no.
Mi misuro allora
con l’ultimo degli sfortunati della terra
fino a scovar che anch’egli
è più giocondo di quant’io lo sia mai stato
sì che alla fine, ne provo ghigno pure per lui
e mi ritrovo perso, misero e solo.




Gola, (latino gula) – forte desiderio, bramosia – Teologia – appetito disordinato di cibi e bevande.
 


Gula

Non fu la fame
che mi fe’ indugiare nella scelta
quell’attimo di più
perché il dilemma era soltanto fra il prima e il dopo
se avessi ad ingoiare avanti
un cannolo ripieno di delizie e poi una sfoglia
coperta di glassa e caramello
o se meglio fosse l’incontrario.
Non era l’appetito che mi fece avvicinare al banco
a rimirar preziose e luccicanti
le gioie che l’artista di cucina ebbe compiute
e messe in bella mostra
dietro un vile contrafforte di vetro
a separarle dalla mia mano, grassoccia e tremula
che ancora non riusciva a sceglierne
mentre i piedi paffuti sotto le gambe tozze
pareano saltellare come quelli di un bimbo bramoso
quant’io sarei, dinanzi ad un gelato porto
ma non voluto dare.
La voglia incontenibile
di gettarmi su tanta delizia
scatena la mia lingua
che impaziente di assaggiare qualsivoglia delicatezza
percorre avanti e indietro la murata delle mie labbra
come sentinella in attesa di veder lontano
o meglio vicino
ciò che gli fu ordinato di annunciare.
La mia faccia si confonde in una smorfia
che mi rende pari all’animal
che grufola di ghianda in ghianda
e come lui io me m’ingrasso
non solo di lardo, di dolcetti e cibi cotti
ma anche della morbosa delizia
di saper che ciò che m’introdussi in sacco
dalla bocca di qualcun altro di sicuro lo cavai fuori
e nulla avrei mai speso di me
per dare ad altro stomaco
quel che avrei potuto mangiar io.
Come porco sullo spiedo gira
io vagolo la vita che mi gira intorno
come navigatore sperso all’equatore
e m’abbrustolisco le carni marce di fuori
quanto le ebbi dentro
loro insieme all’anima mia
che mai si degnò di chiedermi distratta
se io n’avessi di bisogno
o se di tale ingurgitare foss’io schiavo
nella malefica illusione
che nell’incorporare tutto
divenissi io padrone
di chi per me n’avea preparato
mentre bavoso e flaccido degli anni che ho passato
mi ritrovo io ad esser servo della fame mia
che avea da riempir dei stomaci
che a mettercene roba ce ne voleva
perché quei sacchi vuoti
non eran nella pancia mia grassa e beata
ma nell’anima cieca, vile e sbandata.




Ira, (latino ira) – moto dell’animo improvviso e violento che si rivolge contro qualcuno o qualcosa suscitato generalmente da offese altrui – Teologia - indebito e violento desiderio di vendetta, di condanna o di punizione.
 


Ira

Monta
e come cavallo furioso galoppa
per valli tormentate e colli impervi
come se se ne andasse in pace al trotto
su di una pista piana e ben battuta.
Mi trascina
fantino ignaro delle profondità in cui mi può menare
verso lande sconosciute ove gridar
è l’arma per far intender se e le proprie ragioni
cieca mi conduce a combattere guerre e devastar paesi
a schiacciare gli amici come i peggior nemici
a calpestar l’amore mio e della dama
per cui lo cuore mio ne batte.
Ed in un turbinar di parole rosse e schiaffi
rode di gelosia, rode di supremazia e di inutilità
irrompe nell’animo lieve e fa scompiglio di ogni affetto,
di ogni ricordo, di ogni lacrima versata
tramuta le risa in ghigno malefico
scuote come tremoto
sì che la voce mia poi s’altera e diventa come il tuono
rombando a destra e a manca
che pare lo Dies Ire
tanto funesta e scura
vibra sopra le genti e sopra il mondo intero.
La gente poi ti teme e ti ribrezza
che non si può fidare
di chi se ne fa prender spesso e a malo caso.
C’è poi quella dei giusti
che pure il Figlio del falegname
la scagliò contro a coloro che gli invasero la casa
ma quella e di disperazione
per la parola che se n’andò perduta
non udita da genti che altro avevano a pensar
che non pregare ma ordire biechi affari in suolo sacro
e guadagnar monete da celare.
Nefasta, inutile e volgare
mi prende a volte per le più semplici cose della vita
come uno spillo
che anziché pender da una parte
va dall’altra contrario al voler mio e al mio interesse
così m’impadronisco del sapere
con piglio scuro l’ammonisco e lo scaravento via
sì che capisca che chi comanda qui
è chi di voce ne ha da vender e assai.
Sempre n’arriva
per cose contro noi
talvolta a nostro inciampo
talvolta a nostra colpa
ma d’ogni azione che ho visto fatta per sua mano
contro un uccellino, contro la vita o contro l’uomo
con un cannone, con la bomba o con la carezza in mano
mai ne ho veduta una
che abbia risolto vite, questioni o lazzi
senza che poi se ne sia discusso
ai tavoli dei potenti o dinanzi ad un bicchiere.
Allora io mi chiedo
a che servì
se non a liberarmi l’animo impellente
gridare contro un bimbo o contro un deficiente
che ti sorpassa a destra o contromano
meglio sarebbe stato
contro un muro a calci e pugni
sciogliere il duro cuor che mi fe’ peso e non su te
che non m’avevi mai offeso.




Accidia, (greco akedia) – difetto di operosità nel fare il bene, negligenza, inerte indifferenza verso ogni forma di azione – Teologia – fastidio o tedio nell’operare il bene, negligenza per ciò che riguarda le cose di Dio.
 


Akedia

Sto
immobile
e me ne passa assai diversi in testa
ne programmo e ne stabilisco
di quello che da fare ci sarebbe
e come e quando e sempre di sicuro sia domani
che sia portare a te, che sia chiamarti
che sia una cosa bella e grande, che sia un peso
o una piuma leggera
l’una sicura cosa è che giammai la si fa oggi ma dimani.
Giovine principiai a rimandare
quando sui banchi duri seppi che poteo studiare poi
quello che oggi aveo di tra le mani
e in quella scuola di tentazioni empita
imparai subito a rimandare a mai.
Ce ne son state di cose brutte assai
che poi d’un tratto a forza di lasciarle rotolare
mi son tornate indietro doppie
e sulla gobba poi mi son rimaste pese e vistose
se non agli altri a me
che altro non so che fare
che pianger la miseria mia
che tutti i guai mi caricano il collo
e non mi dico nello specchio dell’anima
che tale colpa fu mia sola
per non aver fatto, oppur detto,
una semplice cosa che era di piuma
ma piombo m’era parsa
tanto non aveo passione di condurla.
Così me la ritrovo avanti, ogni dì pronta,
a farmi passar la voglia
persino di mangiare e far l’amore
pronta a dare di consigli
solo quelli ch’è meglio di non fare
tanta la gente, tante le azioni che n’abbisognano di me
delle mie mani, dei denari che reco in saccoccia
dei pensieri miei, dell’arme e dell’amore
che basterebbe un gesto, una carezza
una parola in un orecchio, un soldo dentro la coppa
grinzosa delle cineree mani del poverello
che fuori della porta si prostra ai piedi miei.
Di sicuro qualcuna della cose ne farò
ma adesso no
perché di certo cose più magne ed importanti
la vita mia n’ha da fare
che non giustizia, dare amore o peggio
con le mani mie, calce e cazzuola costruire
per me o per altri
con la fatica non sola del sudore
ma della mente, del pensiero
che già riempirsi il capo di parole me ne stufa.
Forse potrei far uno, forse due
ma il gabbio poi mi piglierebbe a doverne far cento
allora meglio lasciare che il tempo passi
senza che il dito mio mosso si sia
senza che il mal che ne consegue se ne vada via
tenendo sottobraccio tutto il bene mio
a ritrovarmi poi senza una casa, senza ventura
amici e conoscenza, senza coscienza
di ciò che aveo e che voleo donare
ma che non ebbi nella mente tempo a fare.
Adesso mi ritrovo zeppo di occasioni perse
per l’indolenza che mi tenne molle sul divano
col dio telecomando nella mano
ma sempre fisso sul solito canale
che anche decidere di dare mossa al dito
fu cosa difficile da fare, più che da dire.
Vuoto di tutto ciò che non riuscii a donare
perché la mano nella tasca non gettai
per trarre un soldo solo d’elemosina
adesso tutto quello che non feci non mi ritorna fatto
e quello che non donai non fece spola a me centuplicato
né nella materia né tantomeno nella gioia
che quale sia sì la cosa ch’era a fare
mi fe’ fatica dirla e anche pensare
ora non ritrovo manco le mosche in mano
che fa fatica a loro far oggi compagnia
e rimandano a domani
anche il solletico da farmi in sulle mani.


Fonti: Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Zingareli 2001 edizioni Zanichelli.

 

15 APRILE 2001

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Signa Corteo Storico, sfilata per la festa della "BEATA GIOVANNA"
 

LA NAZIONE - GIOVEDI' 21 MAGGIO 2001

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Il Piccolo Steo

24 MAGGIO 2001
 

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3° CONCORSO NAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA "TRE VILLE" - TREVIGLIO (BG)
ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE - ARTISTA SEGNALATO PER IL RACCONTO

"AIKO DELLA PIANURA" 
 

2 GIUGNO 2001

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34° EDIZIONE "PREMIO HANS CHRISTIAN HANDERSEN" - SESTRI LEVANTE (GE)
ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE PER LA FIABA "CROAK", DALLA RACCOLTA

"ALLO STAGNO" 
 

3 GIUGNO 2001

CHE BUFFA FATTORIA!

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Una ridente campagna, piena zeppa di buffi animali che ne combinano di tutti i colori, mucche pompiere, gatti dispettosi, pulcini che desiderano diventare galli da pollaio e maiali a dieta! Uno spasso all'aria aperta!

16 LUGLIO 2001

QUESTO PAZZO MONDO BIMBO!

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Uffa che noia dare retta ai genitori! Fai questo, non fare quello, stai attento, dormi, mangia, non correre! Ma guarda un po', va a finire che invece hanno proprio ragione loro, me lo ha raccontato...

19 LUGLIO 2001
 

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LA BIOGRAFIA "SIAMO UOMINI O INNAMORATI", FINORA MAI RESA PUBBLICA, VIENE DEPOSITATA PRESSO LA “FONDAZIONE ARCHIVIO DIARISTICO NAZIONALE”

DI PIEVE DI SANTO STEFANO (AR) 
 

AGOSTO 2001

LA VUELTA DE ESPANA

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30 SETTEMBRE 2001

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5° CONCORSO DI POESIA E FIABE - MONDOPOETA 2001 - SAN MICHELE (AL)
PREMIO SPECIALE "RADIO VOCE SPAZIO" PER LA FIABA "ZAN ZAN", DALLA RACCOLTA "ALLO STAGNO".

7 OTTOBRE 2001

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XV EDIZIONE PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA "MARCO TANZI" - SIGNA (FI)
DIPLOMA D'ONORE PER LE POESIE "GLOBALIZATION", "ITE MISSA EST" E "CON LA FALCE IN MANO" TRATTE DALLA RACCOLTA "III MILLENNIO"
 

III

 

 MILLENNIO

2001

 

Lo saprai domani

 

Ci sono cose che non sono riuscito a dirti

 

le tengo nascoste in una scatola

 

piena dei baci che non mi hai dato

 

è tutto chiuso in un cassetto della mia vita

 

e la chiave la conservo in una tasca

 

in cui non metto mai la mia mano.

 

A volte sogno di poterti regalare

 

ciò che ti hanno portato via

 

e scrivo lettere del suo amore per te

 

sperando che tu possa ricordare le mani

 

che ti hanno accarezzato

 

gli occhi

 

che ti guardavano con semplicità

 

le labbra

 

che stampavano baci sulle tue guance

 

rosse dell’emozione

 

che ogni volta ti riempiva il cuore.

 

Ho corso verso di te mille e mille volte

 

cercando quel calore che solo tu potevi dare

 

e non hai mai mancato ai miei appuntamenti

 

anche se poi

 

io ho voluto ricordare soltanto i tuoi no

 

senza pensare al miele caldo

 

che ogni giorno versavi dalle tue mani doloranti

 

consumate dal duro lavoro

 

che ti hanno portato una casa che non è più tua

 

ed una vita che non vorresti più.

 

E adesso piangi e semini i tuoi ricordi

 

nei mattini freschi di primavera

 

aspetti la tua estate

 

quando finalmente potrai mietere i frutti

 

del tuo eterno amore.

 

Non stancarti mai

 

no

 

continua ad innaffiarli con le tue lacrime

 

e non stancarti mai.

 

Verrà un giorno l’estate

 

e potrai finalmente toccarli con le mani

 

le tue mani e le sue.

 

 

2001

 

Sogno di Natale

 

Tengo il mio dolore sottobraccio

 

cammino nella notte più nera che c’è

 

ricordando le impronte lasciate sui cuscini

 

mentre i gatti rovistano i bidoni

 

ed i cani abbaiano alla luna che vigliacca

 

si nasconde dietro nubi di discorsi e disaccordi

 

me ne vado per le strade vere della vita

 

per i vicoli inermi pieni di siringhe e di poesia

 

dove i gatti con gli abiti rovistano i bidoni

 

dove i cani abbandonati guardano la luna che è scappata

 

lontano dai problemi e dalle soluzioni

 

la cercano attraverso lenti di occhiali trovati per strada

 

ma non la troveranno mai se glie la faremo vedere solo con gli occhi

 

e il tempo continua a marcire su se stesso.

 

Ma io no

 

non ho vinto il perdono

 

non ho potuto credere che il mondo fosse questo

 

io non credevo che fosse Natale

 

solo quando le luci accendono le strade

 

Avrò tutta la notte per fare l’amore con te

 

adesso preso dai ricordi e dalle storie

 

chiuso nei pensieri senza glorie

 

di ombre che vagano lente e perdute

 

nella notte più fredda dell’anno

 

illuso innamorato di una vita che non c’è

 

di una donna che passa è non ha bisogno di te

 

mi volto e vedo mani tese tutto intorno a me

 

allora capisco che non posso lasciare che mi resti

 

solo l’amore dei risvegli e porto a casa i miei sogni

 

li porto con me per non farli fuggire mai più.

 

 

2001

 

C’era una volta

 

C’era una volta una bambina

 

un cavaliere, un orco giù in cantina

 

c’era una volta un drago alato

 

robot su ruote un mondo di gelato

 

c’era una storia buia nera e fitta

 

con un finale allegro in corsa su una slitta

 

c’era una volta e adesso ci sei tu

 

a raccontare la favola del mondo

 

una novella un canto un coro e poi

 

c’era una volta e adesso siam qui noi.

 

 

2001

 

Semplice

 

Basta poco

 

le parole di un uomo che non conosci

 

un sorriso

 

due occhi giocondi

 

una frase senza senso

 

senza significato

 

senza motivo

 

parlarsi

 

anche solo perché ci siamo

 

perché esistiamo

 

allora ti rendi conto

 

che il mondo intorno a te

 

c’è

 

alzi gli occhi al cielo

 

e ringrazi.

 

2001

 

The president of a miracle

 

Cosa credi di fare qui

 

non siamo mica sulla terra

 

qui non valgono le tue carte di credito

 

qui non hanno valore i tuoi sporchi soldi

 

i tuoi dollari e i petrodollari

 

dove credi di andare

 

non ci sono suite non ci sono appartamenti

 

non puoi scegliere

 

non abbiamo riservato alcuna stanza per te.

 

You are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle.

 

Hai fatto e disfatto

 

hai lasciato che le donne crollassero ai tuoi piedi

 

hai lasciato che i palazzi

 

crollassero sotto i tuoi piedi

 

hai lasciato che sotto i tuoi luridi piedi

 

morissero milioni di persone

 

ed ora cosa credi di fare

 

cosa credi di esserti guadagnato il paradiso

 

qui nessuno si lascia corrompere

 

e tu non hai nessun potere qui.

 

You are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle.

 

Ti piaceva guardare i bambini con le mosche sul viso

 

ti piaceva che le loro madri chiedessero aiuto a te

 

che si mettessero in ginocchio

 

per chiedere aiuto a te

 

ti piaceva dare cento lire

 

alle zingare con i bambini in braccio

 

ti piaceva dare mille lire

 

agli albanesi che ti lavavano i vetri al semaforo

 

ti sentivi forte e potente

 

anche se non lo eri

 

ti sentivi più grande di loro

 

anche se eri l’ultimo operaio

 

dell’ultima fabbrica della terra.

 

You are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle.

 

Ed ora cosa credi

 

di esserti guadagnato il paradiso

 

solo per aver offerto diecimila lire

 

per la lotta contro il cancro

 

no non ci sono stanze riservate per te

 

non ci sono suite non ci sono

 

You are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle.

 

Qui c’è solo una grande vallata

 

dove potrai riunirti con tutti gli altri

 

meditare e chiedere perdono

 

ed avrai un eterno momento

 

per pentirti dei tuoi peccati e chiedere perdono

 

You are not the president of a miracle

 

 you are non an owner of a paradise card

 

è tardi per cliccare su www heaven paradise.

 

You are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle

 

you are not the president of a miracle.

 

 

2001

 

Tobia

 

Povero Tobia

 

non ne pole proprio più

 

sempre gli occhi gonfi sempre a tirar su.

 

Grossi lacrimoni

 

come gemme assai preziose

 

sia che corra lieto

 

che nelle ore più oziose.

 

Povero Tobia povero Tobia

 

il gatto più allergico che ci sia

 

basta una piuma o un pelo di topo

 

basta un po’ di carne basta così poco.

 

E così il gattaccio si ritrovò a mangiare

 

pane verdura e latte

 

e a rincorrere zanzare.

 

Niente uccellini

 

niente sorci e ratti

 

solo gomma anallergica

 

ma che siamo matti.

 

Povero Tobia povero Tobia

 

il gatto più allergico che ci sia

 

basta una piuma o un pelo di topo

 

basta un po’ di carne basta così poco.

 

Il naso ormai è stasato

 

gli occhi non son più gonfi

 

il peggio è gia passato.

 

Rinunce e sogni infranti

 

niente Titti e Gigio

 

il futuro si è sereno

 

anche se un po’ grigio.

 

Povero Tobia povero Tobia

 

il gatto più allergico che ci sia

 

basta una piuma o un pelo di topo

 

basta un po’ di carne basta così poco.

 

Beve la medicina il gatto Tobia

 

beve e ha per amici

 

gli uccelli della via.

 

Scorrazza con i topi

 

vola tra i passerotti

 

non mangia la carne

 

ma vive felice senza l’allergia

 

ed è gioioso e allegro

 

il più gioioso che ci sia.

 

Povero Tobia povero Tobia

 

il gatto più allergico che ci sia

 

basta una piuma o un pelo di topo

 

basta un po’ di carne basta così poco.

 

 

2001

 

Mani tese

 

Fatela

 

e sentitela dentro

 

lasciate che pervada i vostri corpi

 

che faccia librare le vostre menti

 

che porti i sogni e i desideri

 

dove possano volare alto

 

insieme a quelli

 

di chi non ha da sognare

 

di chi non sa cosa desiderare

 

se non di vivere.

 

Un fazzoletto come vestito

 

per coprire le piaghe e le ossa

 

un coltello stretto in mano

 

per nascondere la rabbia e la paura

 

che si celano avide di vite

 

dietro volti scuri

 

che spalancano le vostre case

 

e derubano con odio

 

fatela

 

a chi striscia su sentieri polverosi

 

con bimbi morti in braccio

 

fatela

 

a chi non ha più che lacrime

 

da rendervi indietro

 

fatela

 

a chi tende verso di voi la sua mano

 

con un arma in pugno

 

fatela

 

a chi non ha imparato a chiedere aiuto

 

fatela

 

perché non gli è stato insegnato.

 

 

2001

 

Orchidea

 

Mi sono ritrovato

 

a guardare oltre un tramonto

 

lontano

 

un sole sbiadito

 

che sparisce

 

al di là delle nuvole

 

all’orizzonte

 

e nel buio

 

che si è portato dietro

 

ho lasciato che la mente

 

vagasse

 

dove gli occhi

 

non avrebbero mai

 

potuto arrivare

 

ho compreso

 

anche se non ho sopportato

 

ho imparato

 

anche se continuo a sbagliare

 

ho vissuto

 

anche se mi sono lasciato morire

 

guardavo

 

queste immagini

 

che come un treno in corsa

 

sono passate davanti a me

 

ho visto le facce ai finestrini

 

ma non sono riuscito

 

a vedere i loro occhi

 

a guardare nella loro anima

 

perché troppe volte

 

non sono riuscito

 

a fermare quel treno.

 

Adesso

 

cammino lungo i binari vuoti

 

con un fiore per mano

 

ed ogni giorno

 

mangio uno dei suoi petali

 

colorati

 

ed ogni giorno

 

assaporo un gusto nuovo

 

e con uno spirito nuovo

 

che alberga in me

 

e che mi lascia fluttuare

 

nel limbo della pace

 

vivo

 

comprendendo

 

anche se non riesco a sopportare

 

e soffro dei limiti miei

 

che incatenano esausti la mia rabbia

 

imparando

 

anche se continuo a sbagliare

 

e per fortuna continuerò a farlo

 

con il mio fiore per mano

 

che mi perdonerà se lo avrò colto

 

vivendo

 

anche se mi lascio morire

 

in questo tramonto senza colori

 

con un fiore in bocca

 

che lascerà sulle mie labbra

 

i sapori di una vita

 

effimera e gloriosa

 

scivolata via nel tempo

 

ma trattenuta con gli artigli

 

di un semplice fiore

 

che con la forza testarda

 

ha saputo dare un senso ai sogni miei.

31/12/2001

Salzburg, Styria e Innsbruck

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WATTENS, SWAROVSKY MUSEUM
 

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Il

 

Mirto

 

e

 

la

 

Fede

2001

 

Vita

 

Piuma leggera,

 

svolazza davanti agli occhi

 

senza posa,

 

vaga di porta in porta

 

lasciandosi vedere un poco,

 

mai fino in fondo.

 

Sempre

 

lascia di sé celata

 

la parte

 

che più ci tiene legati a lei.

 

2001

 

È così semplice

 

A volte

 

senza rendercene conto

 

riusciamo a dare agli altri

 

i dolori più indescrivibili,

 

tali e tanti

 

quanto gli altri

 

riescono a dare a noi

 

senza che loro stessi

 

se ne possano render conto.

 

Cerchiamo allora

 

di comprendere

 

e accettare la rabbia degli altri

 

per i torti che gli abbiamo resi,

 

almeno quanto pretendiamo

 

che sia compresa e accettata

 

la nostra

 

per i torti subiti.

 

2001

 

Io non ti conosco

 

Riesco a vedere

 

la grandezza del tuo essere

 

solo quando

 

di rado

 

per caso

 

contro la tua stessa volontà

 

cammini con le tue sole ali

 

senza che ti sorregga

 

ed è meraviglioso allora

 

accorgersi

 

di come voli bene

 

con i tuoi soli piedi.

 

2001

 

Misera miseria

 

Triste la vita mia,

 

foss’io magnate

 

di milioni proprietario

 

o foss'anche poverello,

 

a non aver diviso

 

con lo compagno mio

 

che mi restava accanto,

 

l’ultima briciola di pane

 

che aveo sbadato

 

fra le profonde pieghe

 

delle tasche mie.

 

2001

 

Beata gioia

 

Il bello dei sogni

 

è che prima o poi

 

a rincorrerli

 

si lasciano acchiappare

 

e non rimane

 

che continuare a vivere

 

la serenità della nostra vita

 

ed esser certi

 

che da qualche parte

 

in questo immenso mondo

 

di tragedie

 

di malvagità

 

e di paure

 

c’è una briciola d’amore

 

che sta aspettando impaziente

 

di incontrare noi.

 

2001

 

Il lungo cammino della gioia

 

Il sole

 

sorge ogni mattino

 

comincia sorridente il suo vagabondare

 

posando i dolci e paffuti piedi

 

su tenere erbette

 

e caldi laghi di montagna

 

scalda le valli

 

i fiumi in piena

 

scalda ogni cuore

 

e rinfranca gli spiriti

 

di chi crede nell’amore.

 

Continua

 

il suo passaggio sul mondo

 

nuotando su distese infinite

 

di placido mare calmo.

 

Non si ferma

 

davanti a nessun dolore

 

ma lo placa

 

con la forza

 

del suo enorme caldo cuore.

 

Scalda le onde

 

le isole deserte

 

e scalda perfino le finestre aperte

 

scalda ogni misero ed ogni santo

 

sorride ai felici

 

rincuora chi ha pianto

 

corre il suo tempo

 

senza mai fretta

 

sa quando parte

 

dove va

 

e quando vi giungerà.

 

Sparge

 

il suo dolce amore

 

sui campi di grano

 

attraversa un altro mare

 

sembra lontano

 

ma basta girarsi

 

dall’altra parte

 

che è appena arrivato

 

e già ricomincia la sua passeggiata

 

mai stanco di vivere

 

quest'infinita giornata.

 

2001

 

Preghiera alla beata Giovanna

 

Facci camminare con Te

 

sulle acque del fiume

 

aiutaci ad attraversare

 

i flutti impetuosi della nostra vita

 

pronti a travolgerci di eventi

 

che non possiamo attendere da soli.

 

Dona a noi la vista

 

e concedici la pura facoltà

 

di guardarci intorno

 

così che possiamo cogliere le gioie

 

là dove esse sono

 

e sanare i dolori

 

che pendono acerbi dagli alberi

 

con la forza tenera del nostro amore

 

quell’amore che Tu

 

ci aiuterai

 

a ritrovare nella fede.

 

Rendici la vita

 

quel soave respiro

 

che come neonati in fasce

 

abbiamo abbandonato

 

per assurde voglie e per miseri compensi

 

che ci potranno ricoprire d’oro

 

fino a soffocarci l’animo

 

rendila a noi

 

perché ci sia possibile

 

donarla a Te.

 

Guidaci nella nuova eterna vita

 

che ci possa condurre in pace

 

fino all’alto dell’immenso

 

dove l’amore ci attende

 

con le braccia aperte

 

ed il Tuo sereno sorriso.

 

2001

 

I consigli della zia

 

Un augurio per nome

 

che accompagna

 

la melanconia degli occhi

 

mentre il mondo

 

balla tutto attorno

 

su note allegre e gioiose

 

colpendo come un pugnale

 

il cuore

 

inaridito dai troppi passi

 

che lo hanno calpestato.

 

Allora ridere

 

spensieratamente

 

ridere

 

con una vita quadrata

 

in un’esistenza senza angoli

 

ridere

 

rimettendo a posto i sogni

 

prima di andare a letto

 

ridere

 

svegliandosi in un mare di desideri

 

incapace di accorgersi

 

che il futuro

 

è là che aspetta

 

con un mazzo di fiori in una mano

 

e una carezza nell’altra.

 

2001

 

Buona notte

 

Ogni sera

 

metti a letto i miei piccoli desideri

 

che allegri, spensierati e dispettosi

 

se ne vanno a giro per la vita.

 

Culli teneramente i miei sogni

 

che rendi dolci del tuo amore

 

e della tua infinita passione.

 

Accompagni le preghiere della sera

 

stringendo le mie mani giunte

 

prima di far strada ai pensieri

 

che si affacciano timidi

 

nella lunga notte che li attende.

 

Li carezzi

 

con l’allegria che sgorga dal tuo essere

 

dal vivere nei tuoi sogni desiderati

 

tenendo per mano la vita

 

la tua

 

la mia

 

la vita che ci scorre accanto

 

come un lento inesorabile fiume

 

che ci travolge

 

oltre ogni nostra possibilità di resistenza.

 

Mi abbandoni stanco

 

sulla riva di un mare pieno zeppo di amore

lasciandomi affogare

 

mentre mi guardi sorridendo

 

mentre la vita sorride a te

 

che me l’hai donata

 

e che rinnovi ogni giorno

 

il tuo voto alla mia felicità.

 

Gli occhi chiari, profondi e veri

 

ridenti e appagati

 

che mi guardano muovere

 

i primi incerti passi

 

impauriti

 

nella beatitudine del tuo amore.

 

2001

 

La lunga via

 

Percorrerò le strade

 

che troverò tracciate,

 

ad una ad una

 

dall’aratro del destino,

 

come mari sconosciuti e amici

 

e solcherò tra quelle

 

le vie che mi condurranno alla vita.

 

Per ognuna

 

sulla quale avrò posato il mio piede

 

ardito e stanco

 

ne vedrò tracciare altre mille ancora

 

da scegliere, perdere, dimenticare, scartare.

 

Vie

 

che mi si presenteranno

 

come sirene o come mostri

 

e che, solo dopo che avrò compiuto il primo passo

 

si riveleranno a me

 

per quello che in realtà sono.

 

Condurrò il corpo

 

là, dove i miei piedi si avvieranno

 

e dietro porterò con me l’anima

 

colpevole di ogni scelta fatta

 

e beata

 

per ogni passo che avrà trovato amore.

 

2001

 

Olio su tela

 

Così

 

ogni volta

 

potrò ancora sognare

 

di tramonti

 

e di passeggiate sotto il sole

 

o tra le stelle

 

con i piedi nell’acqua tiepida

 

o con le scarpe piene di sabbia.

 

I corpi nudi

 

stesi al sole

 

o nascosti da vestiti leggeri

 

liberi di volare ad ogni soffio d’aria

 

nelle sere appiccicose e palpitanti dell’estate.

 

La mano nella mano

 

la pelle scura del calore

 

del buio che ci accompagna

 

mentre lentamente le nostre forme

 

svaniscono dentro le onde rumorose

 

che si stendono prostranti davanti a noi

 

con quel loro leggero ridere spumeggiante

 

che forma infiniti effimeri sorrisi

 

su di una spiaggia nera.

 

E gli invidiosi da lontano

 

guardano i nostri cuori luminosi

 

nel buio pesto della notte.

 

2001

 

Orizzonti

 

Siete mai stati là

 

là, dove tutto diventa dello stesso colore.

 

Avete mai provato quel dolore

 

che è quasi come un sollievo

 

quel piacere orgasmico

 

che diventa sofferenza.

 

La vista di un’opera d’arte

 

sia essa di fantasia, di carne o di esistenza

 

che provoca in voi

 

una gioia improvvisa

 

una soddisfazione immensa

 

un senso di appagamento, di libertà e di vita,

 

che si trasforma nella consapevolezza

 

che è un attimo e niente più.

 

Quanto vorreste

 

che quell’attimo fosse tutta la vostra vita

 

potreste anche morire dopo quell’attimo

 

perché niente più al mondo

 

potrà mai donarvi vita

 

quanto quella tremenda gioia appena provata,

 

che invece è già passata

 

lasciando in voi la tremenda tristezza

 

del sentirsi soli

senza più funi di luce a cui attaccarsi

 

per resistere

 

in questa triste, lugubre vita.

 

E poi, ancora, essere assaliti

 

da mille altri dolci o insulsi pensieri

 

e ciò che è stato provato

 

se ne può svanire

 

lasciando un piccolo brivido di vita,

 

la gioia

 

di più, la felicità

 

di più, la beatitudine

 

di più, l’estasi

 

di più, voi stessi.

 

2001

 

365 all’alba

 

Continuerò ancora a cantare

 

sì, ancora per un anno

 

poi, potrò lasciar volare

 

quel suono melodioso

 

e coronare infine

 

il più luminoso dei miei mille sogni

 

e con te legarmi

 

con una fune, con una catena

 

con un sospiro d’aria

 

di cui noi soli conosciamo il valore.

 

Noi che sappiamo

 

nonostante la sua effimera essenza

 

quanto sia invece per sempre

 

quel per sempre

 

che andrà al di là del tempo e dello spazio

 

quel per sempre

 

che indicherà a noi

 

quanto questi piccoli, rapidi battiti di ali

 

chiusi nel loro spazio e nella loro brevità

 

esistano per sempre

 

perché nessuno potrà mai sostenere

 

che non sono mai stati.

 

Ed io continuo ancora a cantare

 

ancora per un anno

 

ancora

 

fino a che…

 

fino a che potrò ritmare le parole

 

e canto, canto per te…

 

Io e la mia signorina stiamo bene insieme...

 

Presto la mattina e tardi la sera…

 

2001

 

Moscerino

 

La canzone

 

è una donna

 

con il corpo di musica

 

e l’anima di parole

 

e saper cantare

 

è il più melodioso modo

 

di amare la vita.

 

Una stonatura

 

la si può perdonare

 

solo se la passione

 

rivela sincerità

 

allora le note

 

leggeri baci nella notte

 

arriveranno fino al cielo

 

accompagnate da frasi

 

che carezzeranno

 

la gioia del mondo.

 

2001

 

Dove è casa

 

Vivere, vagare, vedere, assorbire

 

lasciarsi permeare

 

avvolgere

 

e nello stesso tempo sentirsi avvolti

 

premere, ruotare, segnare, curare

 

compiere atti inconsulti o ponderati

 

agire scelleratamente

 

o donare di sè per la serenità altrui

 

oltre che per la propria

 

sudare di muscolo o di calore

 

compiere ellittiche orbite

 

intorno al nostro mondo

 

tra spazi infiniti

 

sopra oceani di stelle

 

spruzzate sulla tela nera dell’assoluto

 

vagare con la mente

 

dove il corpo non potrà mai spingersi

 

tenersi per mano

 

e ritrovarsi infine

 

sotto lo stesso tetto.

 

2001

 

Diversi

 

Trentasei anni.

 

Ho immaginato mio padre

 

come un uomo serio, posato, consapevole

 

fermo sulle sue inossidabili gambe.

 

A trentasei anni

 

vedo me come un ragazzo

 

che ancora non sa cosa farà domani

 

sognatore distratto

 

che sguazza nelle fantasticherie

 

e nei mille desideri.

 

Amo mio padre

 

e spero che lui abbia amato me

 

per come mi ha fatto.

 

2001

 

Ancora musica… e tu

 

Ascolto canzoni senza senso

 

gridare vite che non mi appartengono

 

melodie melanconiche di una tristezza che non è più mia.

 

Ascolto

 

senza esserci dentro

 

ma dentro ci sono

 

dentro ci piango

 

dentro ci trovo comunque me stesso

 

trovo te

 

perché ci sei

 

perché tu sei

 

la ragazza che mi ha lasciato quando ero giovane

 

sei la donna che mi ha abbandonato maturo

 

o che da me sia stata tristemente lasciata

 

sei il futuro

 

suonato da un artista sconosciuto

 

il passato che non mi hai vissuto

 

di quella canzone famosa

 

sei l’infinito

 

di ogni fiato d’amore

 

l’infinito che trovo in me

 

nella mia memoria, nei sogni, nei ricordi

 

anche se non c’eri

 

anche se non ci dovessi essere

 

perché comunque ci sei stata

 

perché comunque sarai.

 

2001

 

Perdonami

 

Ho pensato,

 

sono solo quattro mura

 

dentro a cui vivo te

 

non è casa mia

 

che stupido dicevo,

 

non la sento mia

 

non è mia la casa

 

dentro la quale devo chiedere permesso

 

dove gli altri entrano

 

senza chiedere il mio permesso e il tuo

 

che stupido pensavo,

 

casa mia sei tu

 

con cui vivo e condivido

 

non una stanza

 

dentro la quale non posso rinchiudermi

 

senza che mi vengano a cercare

 

per tirarmi fuori

 

e dirmi che sbaglio.

 

Casa mia è vivere con te

 

vivere te

 

casa mia

 

è ogni passo fatto accanto a te

 

casa mia sei tu

 

queste sono solo quattro mura

 

dentro cui vivo te.

 

Erano

 

fino a che non mi sono accorto

 

che ero io

 

a lasciare la mia casa fuori da me

 

adesso lei mi ha fatto entrare

 

ed io la tengo in me

 

adesso lo so

 

perché ho paura

 

se non l’avessi qui

 

con me.

 

2001

 

Vivi

 

Cos’è questo niente che ci circonda

 

che si nutre di noi e che ci nutre di speranze

 

di illusioni, di non c’è, di non esiste

 

di vuoto nulla che ci tiene tutti uniti insieme

 

a sbranarci, a compatirci, ad amarci

 

facendo finta di non sapere

 

fingendo che non sia vero

 

che in realtà un perché ci sia

 

che un motivo per tutto questo

 

debba pur esserci

 

se una madre grida di dolore

 

mettendo al mondo un figlio

 

e grida dello stesso dolore

 

stringendolo morente

 

tra le sue inutili braccia.

 

Ci deve pur essere una risposta a tutto questo

 

e allora uccidiamo, doniamo, rubiamo

 

diamo e riceviamo

 

tappando i nostri orecchi sordi

 

coprendo i nostri occhi ciechi

 

per non sentire, per non vedere, per non capire

 

riempiamo la nostra mente di diritti e di doveri

 

di fare e disfare, di onori e di glorie

di miserie e miserabili

 

e tutto questo

 

soltanto per distogliere la nostra stupida anima

 

dall’unica, sola, indissolubile verità,

 

che prima che noi fossimo

 

e dopo che saremo stati

 

che durante la nostra essenza in questo mondo

 

durante la nostra breve insulsa malpensata vita

 

sempre e comunque intorno a noi

 

e peggio ancora dentro al nostro sgonfio corpo

 

non c’era, non c’è stato, non c’è e non ci sarà mai niente.

 

Allora viviamola una buona volta questa vita

 

viviamola e lasciamo che gli altri se la possano vivere.

 

2001

 

L’ultimo respiro

 

Che la gloria e la pace sia con voi

 

che la serenità vi colga

 

nell’ultimo attimo vibrante della vostra vita

 

misera o vana che sia stata

 

e che vi dia la gioia

 

del non esser più

 

giacché non siete mai stati.

 

2001

 

Non v’è

 

Non v’è risveglio dopo il sonno eterno

 

non v’è luce dopo il buio che ci sopprime

 

non v’è pace dopo lo strider di denti

 

che ci ha accompagnato fino all’ultimo raggio di sole.

 

Non v’è, più di quanto non vi sia stato

 

ed è soltanto la fede, la grazia, la speranza, la gioia

 

che ci possono condurre per mano

 

oltre quella soglia

 

che non avremmo mai voluto attraversare.

 

Non v’è che la nostra credulità

 

ingenua o santa

 

che ci potrà davvero portare nell’alto di quei colori

 

che per tutta la vita abbiamo segretamente ammirato e fuggito

 

per paura di capire.

 

Che altro v’è da capire

 

oltre quella soglia?

 

Altro non v’è che credere d’esser domani

 

quello che già siamo stati

 

prima d’esservi oltre.

 

2001

 

Evoluzione

 

Evoluzione

 

il gran dono che ci è stato fatto

 

per cambiare, decidere, scegliere

 

trovare in ogni cosa

 

lo stimolo, la voglia, il fine.

 

Cambiare volto, cambiare il corpo

 

cambiare la persona che ci sta accanto

 

cambiare noi stessi.

 

Evoluzione

 

è il nostro futuro.

 

Ci rintaniamo in certezze

 

in assurde conferme

 

cerchiamo tutto ciò che è stabile

 

un lavoro, una vita, una persona accanto a noi

 

per poi accorgersi con gli anni

 

che tutto quello che ci circonda

 

e che abbiamo costruito

 

non è più nostro

 

non ci appartiene.

 

Allora ricominciare, cambiare, virare

 

prendere una nuova rotta e rendersi conto

 

accorgersi finalmente

 

che grazie a Dio

 

siamo tutti Pokemon.

 

2001

 

Le vedove

 

Siedo

 

in fondo alla chiesa

 

nel brusio lieve del rosario

 

in un sabato sera di messa

 

tra i ricordi delle luci soffuse

 

di candele accese

 

che disperdevano un tempo

 

il loro lieve afrore

 

acre e santo allo stesso tempo

 

e che adesso non ci sono più.

 

Siedo

 

e di fronte a me

 

si stende un mare infinito

 

di capelli turchini, biondi, rossastri

 

nuche dalle tonalità di un arcobaleno

 

rassegnato ad imitare colori

 

che non son più suoi.

 

Le sento bisbigliare delle loro preghiere

 

ma anche dei soliti pettegolezzi

 

delle figlie degli altri

 

dell'ultimo romanzo

 

che avrebbero voluto vivere.

 

Siedo

 

in un sabato sera di vecchie

 

con vecchi ricordi sbiaditi

 

da troppi anni vissuti in solitudine

quella melanconia

 

in cui sono sprofondate

 

dopo l'abbandono

 

dopo che si sono ritrovate

 

sorelle delle loro sorelle

 

a piangere prima

 

e a rammaricarsi poi

 

dei loro uomini

 

che avevano creduto così sicuri

 

di cui avevano sempre avuto timore

 

timore misto al loro riverito amore.

 

Siedo

 

e vedo muovere davanti a me

 

questo mare febbrile

 

di pace mai trovata

 

il mare agitato

 

delle tristi vedove del fumo.

 

2001

 

Tu

 

Amo

 

perché piango dei tuoi tormenti

 

e rido

 

nella gioia delle tue felicità.

 

Amo

 

una bimba melanconica e gaia

 

che si affaccia ogni giorno alla finestra

 

a regalarmi il respiro

 

che mi accompagna nella vita.

 

Amo

 

la forza testarda

 

che spinge a darsi e a donarsi

 

che vive dentro al cuore

 

della mia anima leggera

 

tu.

 

2001

 

29 XI 2001

 

Ho aperto una finestra

 

ed è entrato il sole

 

ha pervaso i miei sensi e la mia mente

 

addolcendo le rughe tristi della vita

 

rendendo impalpabili le dure fatiche dell'esistenza

 

ho respirato l'aria calda

 

riempiendone il cuore e l'animo

 

lasciando che formicolasse in me

 

come fa l'energia di un’idea

 

di un’invenzione

 

di una scoperta

 

che ha il coraggio di cambiare il mondo.

 

Ho scavalcato quella finestra sul mondo

 

e sono uscito fuori.

 

Ieri, oggi, domani

 

continuo coraggiosamente

 

a scavalcare e gettarmi

 

come quella prima volta.

 

2001

 

La dura fatica della vita

 

Ogni giorno saliva alla fonte

 

carica di quei cocci vecchi e stantii

 

che le tenevano occupate le mani, le braccia e la testa.

 

Riempiva le brocche

 

e le riportava a valle tenendole per le anse

 

le bottiglie tappate strette sotto il braccio

 

in modo da avere sempre una mano libera

 

per tenersi in equilibrio

 

per dare ogni tanto un colpetto

 

al recipiente che aveva sulla testa

 

in modo da non lasciarlo scivolare via.

 

Scendeva lentamente

 

e quando giungeva di nuovo a casa

 

non sentiva la soddisfazione dell'impresa compiuta

 

perché l'indomani avrebbe dovuto salire ancora.

 

2001

 

Orciano

 

Mi ritrovo d'improvviso in mano

 

quelle colline aspre che si stendono a perdita d'occhio

 

ai lati della strada che da Firenze porta fino al mare.

 

La terra grigia, arata e secca

 

che di settimana in settimana cambiava il proprio aspetto

 

ricoprendosi di quel verde che con la calda stagione

 

sarebbe divenuto biondo prima di lasciare il posto al nulla

 

che avrebbe aperto le porte ad un nuovo aratro.

 

Mi rivedo ancora ammirare quelle curve

 

sinuose, dolci e familiari

 

che mi accompagnavano in vacanza

 

seduto dietro a parlare ininterrottamente

 

mentre mia madre portava avanti orribili opere all'uncinetto

 

e mio padre guidava lento e distratto come sempre.

 

Assaporo ancora quell'aria felice che ci portava in giro

 

il sole alto sulle colline di panna

 

i sorrisi che mia madre non sa più fare

 

e gli occhi allegri di mio padre.

 

Gli occhi che non posso più vedere

 

se non su carte patinate o su croci fredde di marmo.

 

Quegli stessi occhi che oggi mi portano ancora lassù

 

su quelle colline a ridere con mia madre

 

ad ammirare ancora una volta mio padre

 

e vederlo volare del suo immenso celato amore.

 

2001

 

In

 

A volte mi accorgo di non essere in te

 

di non essere riuscito

 

di non esserci mai riuscito.

 

A volte vorrei superare monti altissimi

 

e onde gigantesche

 

per ritrovarti

 

ma tu non ci sei

 

non sei in me

 

non riesco a trovarti

 

ovunque ti cerchi

 

perché non ti ho riposto in me

 

come credevo

 

come avrei voluto che fosse.

 

Non mi rimane che piangere e cercarti

 

cercare te nei fiori e nel calore

 

nel cibo saporito e alla finestra

 

tu che sorridi al telefono o sul divano

 

ricoperta d'amore e di me

 

e lì

 

lasciarti ancora entrare

 

per l'ultima o per la prima volta

 

ma lasciare che finalmente tu sia in me.

 

2001

 

La poesia di Natale

 

Ne abbiamo viste a decine

 

dentro a film in bianco e nero

 

in sceneggiati lunghi e barbosi

 

nelle commedie

 

di cui abbiamo riso assieme.

 

Ne abbiamo visti

 

ma nessuno di noi

 

è mai salito su una sedia

 

a leggere la sua poesiola per Natale

 

per la Festa della Mamma o per un compleanno qualsiasi.

 

Da adesso sì

 

perché ci sono io su questa sedia

 

a leggere quella poesia

 

che avrei dovuto imparare a memoria

 

che avrei dovuto ripetere come una macchinetta

 

dondolando come un’altalena

 

come un cieco che suona il piano.

 

È la mia poesia

 

il mio cantico al Natale

 

al nostro Natale

 

con o senza fiocchi

 

con o senza regali.

 

Il Natale che abbiamo passato

 

di famiglia in famiglia

 

aumentando e diminuendo

 

man mano che il tempo passava mietendo

 

inesorabile

 

i suoi tristi trofei

o seminando nuove anime al mondo.

 

Un'altra festa senza Babbi Natale

 

senza barbe ruvide da baciare

 

senza abbracci da rincorrere

 

senza Natale.

 

Anche se quei paffuti e rossi signori

 

siedono ancora alla nostra tavola

 

brontolando e sbuffando

 

da rudi ciminiere quali erano.

 

Quelle due slitte

 

solcano i cieli delle nostre memorie

 

ogni sera ritornano a portare i loro doni

 

a volte dentro sacchi grezzi

 

a volte dentro carte dorate

 

e noi stupidi

 

aspettiamo solo oggi

 

per festeggiare l’amore e la bontà

 

senza riuscire a sentire

 

che nei nostri ricordi

 

ogni giorno è Natale.

 

2001

 

Cosa avevo mai

 

Avrei voluto

 

tendere la mano

 

e trascinare quelle dita ruvide

 

quei calli da scrivano

 

verso la luce di un tramonto

 

o in un pozzo

 

con la luna disegnata sul fondo.

 

Avrei potuto

 

farteli vedere tutti

 

quei treni che son volati via

 

senza che ne tu ne io

 

ci fossimo saliti sopra.

 

Avrei dovuto

 

impedirti

 

di calpestare le aiuole

 

insegnarti

 

a leggere

 

i divieti ed i consigli.

 

Avrei, avrei, avrei

 

e invece

 

non ho più nulla.

 

2001

 

Le mogli

 

Chine, silenziose

 

mute dei loro dolori, dei pesi

 

che si sono volute e dovute caricare su quelle gracili spalle

 

che a malapena hanno portato a cavaceccio

 

i nostri piccoli corpi, senza piegarsi.

 

Li hanno visti sparire

 

della loro rabbia

 

della loro ignoranza

 

della cieca superbia

 

che li ha portati a sospirare l’ultimo alito di fumo.

 

Hanno dovuto sopportare gli osanna alle memorie

 

dimenticandosi furtivamente

 

delle strade che hanno rinunciato a percorrere

 

di quanto non sono riuscite a fare

 

di quanti sogni si son scordate di dormire.

 

C’erano e ci hanno difeso

 

c’erano e hanno sofferto per noi

 

c’erano e sono ancora qui

 

a consolarci per quello che abbiamo perso

 

perché ancora non possiamo sapere cosa sarà mai

 

il giorno crudele

 

in cui perderemo loro.


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