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 CARO DIARIO...

8 gennaio – Sono le 22.30 a Barcellona Pozzo di Gotto quando con tre colpi di pistola la mafia uccide il cronista Beppe Alfano ritrovato dalle forze dell’ordine riverso dentro la sua Renault, il primo atto criminale dell’anno che segue le tremende stragi di Capaci e via D’Amelio;  professore di educazione tecnica e giornalista precario ligio alla legalità grazie alle sue ideologie di uomo di destra, prima simpatizzante degli estremisti di Ordine Nuovo si avvicina poi al Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante; trasferitosi in Trentino con la compagna Mimma Barbarò, alla morte del padre, ritorna in Sicilia nel 1976, rimando deluso dallo scadente contesto politico decidendo di impegnarsi in prima persona per la sua terra; si candida per una lista civica ma non viene eletto, anzi si rende conto di essere visto come un personaggio che dà fastidio e forse è proprio questo atteggiamento che lo spinge ad intensificare il suo impegno sul piano giornalistico contro l'affarismo occulto e la corruzione imperanti in quegli anni; dalle radio locali alle emittenti televisive come Telecity e Telenews, collaborando con il quotidiano catanese La Sicilia, tutto quello che accade a Barcellona passa, grazie al suo impegno e all’intuito, attraverso la sua penna tanto che le stesse forze dell'ordine considerano i suoi articoli una valida fonte d'indagine affidabile; troppo, e qualcuno gli fa capire che deve fermarsi ma Beppe è un uomo che non si lascia intimidire e decide di non mollare rivelando alla moglie e alle figlie il concreto pericolo che stanno correndo; rientrando a casa con la moglie nota qualcosa di strano, la fa entrare e prende l’auto percorrendo solo pochi metri prima di essere freddato da tre colpi di pistola al petto, alla testa e in bocca, l’esecuzione tipicamente mafiosa sembrerebbe la pista da seguire ma gli interessi che hanno portato alla sua uccisione riescono a depistare le indagini anche con una accurata strategia di diffamazione della vittima e nella totale mancanza di chiarezza sulla vicenda, vengono condannati l'esecutore materiale Antonino Merlino e il mandante Giuseppe Gullotti; solo dopo alcuni anni le rivelazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola legato alla cosca di Nitto Santapaola rivelano che Alfano sarebbe stato ucciso per aver scoperto il giro di riciclaggio di denaro sporco nascosto dietro il commercio degli agrumi e al quale erano legati gli interessi del boss e di insospettabili imprenditori legati alla massoneria; vissuto da precario solo dopo la morte gli viene assegnato il tesserino di giornalista e nel 2014, per merito della figlia Sonia, come il padre impegnata in politica e nel sociale per i diritti dei familiari delle vittime della mafia, e grazie alle rivelazioni del pentito Carmelo D'Amico vengono riaperte le indagini. Ci sono vittime eccellenti e vittime comuni, ma per la mafia non fanno differenza.

15 settembre – Il potere mafioso non vuole ostacoli e non si ferma neppure davanti ad una tonaca, Don Pino Puglisi sorride ai suoi carnefici e si rivolge a loro dicendogli: «Vi aspettavo» prima che lo uccidano con un colpo alla nuca davanti alla sua abitazione; considerato un pericoloso avversario armato del Vangelo e della fede in Dio era riuscito ad allontanare i ragazzi dall’influenza nefasta di cosa nostra; grazie al centro Padre Nostro, organizzato presso la parrocchia di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio dov'era nato e nel quale aveva deciso di dimostrare con tutte le sue forze l'incompatibilità tra la fede cristiana e la cultura mafiosa, una causa che porterà nel 2012 Papa Benedetto XVI a perorarne la beatificazione come primo martire della Chiesa vittima di mafia, riconoscendone il martirio subito per aver difeso strenuamente la sua fede e infine il 25 maggio 2013, a essere dichiarato "Beato" per volere di Papa Francesco; intanto le indagini seguiranno le rivelazioni di uno degli artefici dell’omicidio il pentito Salvatore Grigoli portando alla condanna all'ergastolo degli esecutori materiali e dei mandanti riconosciuti nei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, boss del quartiere Brancaccio. Ci sono mafiosi eccellenti e mafiosi comuni, ma uccidono sempre con indifferenza.

1° novembre – Entra in vigore il Trattato di Maastricht che sancisce la nascita ufficiale dell’Unione Europea; sottoscritto nella città olandese il 7 febbraio del 1992 dai dodici paesi membri della CEE, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna e successivamente ratificato dai rispettivi parlamenti; inizia il percorso politico che porterà nel 1999 all’unificazione economica-monetaria del continente, un percorso iniziato con il Trattato dia Roma del 1957, che aveva dato vita alla Comunità Economica Europea; nell’accordo vengono definiti i poteri dell'europarlamento, si stabiliscono i criteri di Politica estera e di sicurezza, viene inoltre unificata la regolamentazione di visti e permessi di soggiorno; la moneta unica, per il momento virtuale, viene chiamata ECU dall'acronimo inglese European Currency Unit ma nel 1995 si opterà per il nome Euro, forse perché la parola ecu ha già significati in alcune lingue o forse per far dimenticare i disastri economici di una valuta che già prima di esistere materialmente ha rovinato aziende e privati che hanno avuto la sventura di contrarre mutui nella nuova fantasmagorica moneta unica; l’asse franco-tedesco rafforza il potere centrale a scapito dei cittadini e molti stati europei sono costretti ad entrare nell’Unione per sopravvivere, nel 2013 si arriva a contare 28 stati membri e altre sei nazioni candidate ad entrarvi deponendo nelle mani del potere la sovranità dei propri stati; intanto il 23 giugno 2016 il 52% dei britannici decide l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea snobbando definitivamente una moneta che non ha mai accettato, è l’inizio del tortuoso e costoso cammino della Brexit. L’entusiasmo degli anni ’80 e ’90 si spenge piano piano sotto i colpi della disoccupazione, della massificazione e dell’immigrazione forzata di manodopera illegale a basso costo, l’inizio della grande Europa senza europei.

 
1993

Sei stanco

finalmente

è l’ora di riposarsi

e il momento di consolarsi

chiudersi a riccio

il pollice in bocca

conoscersi

credersi

amarsi

piano

piano piano

è finita

ma ancora non l’hai detto

ancora hai bisogno

di coccole e abbracci

no

non è il momento

la tua debolezza

potrebbe essere fatale

non correre

non correre ora

prima impara a rialzarti.


AGOSTO 1993
BUDAPEST_1993_1

BUDAPEST_1993_3

BUDAPEST_1993_2

In vacanza a Budapest.

CONCERTI 1993


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 concerto_18

concerto_19

concerto_20

Ancora tanta meravigliosa musica.
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